PRIMO GIORNO

ESERCIZI INTRODUTTIVI 

Razionale 

Questi esercizi vengono eseguiti all’inizio di ogni blocco, il primo giorno. Il loro scopo è di stabilire e mantenere la coesione del gruppo. Essi permettono l’integrazione dei partecipanti all’interno del gruppo esistente. I partecipanti sono solitamente molto ansiosi nel momento in cui gli viene chiesto di condividere i dettagli dei loro crimini. Gli esercizi introduttivi servono a facilitarli proprio in questo processo, utilizzando uno stile accogliente. Le provocazioni e il confronto attraverso i membri dello staff e tra i componenti del gruppo sono da evitare in questi primi stadi.

  Programma primo giorno


Gli esercizi contengono anche degli aspetti tematici relativi ai fattori di rischio dinamici, individuati nell'assessment. La sezione introduttiva consente ai partecipanti di apprendere i concetti chiave e i diversi metodi di insegnamento che saranno usati durante il gruppo. Alcuni degli esercizi potrebbero anche essere ripetuti come esercizi tematici in una fase successiva del programma e sono nuovamente elencati nelle relative sezioni. Gli esercizi di presentazione comprendono: 

  • Presentazione dei membri del gruppo e dello staff 
  • Presentazione del programma organizzativo del gruppo
  • Condivisione delle responsabilità circa le regole del gruppo
  • Condivisione delle prime informazioni relative ai loro reati
  • Condivisione con i membri del gruppo di un modello appropriato di comportamento, che comprende: l’onestà, il rispetto, la regole di comunicazione, i vantaggi del cambiamento e della disponibilità al supporto
  • Presentazione dei diversi metodi di insegnamento utilizzati nel gruppo
  • Presentazione di alcuni concetti chiave sui quali i partecipanti dovranno focalizzarsi nel successivo lavoro individuale

ELENCO DEGLI ESERCIZI INTRODUTTIVI

Presentazione 1


Obiettivo principale
Imparare i nomi degli altri partecipanti 


Ulteriori obiettivi 

  • Incoraggiare i partecipanti alla comunicazione 
  • Promuovere le abilità di ascolto 
  • Ridurre l’ansia e favorire un’atmosfera positiva 
  • Assicurarsi che ogni partecipante dia il suo contributo 


Tempo richiesto 

  • Totale 20 minuti (10 minuti a coppie e 10 minuti di feedback) 


Materiali 

  • Si distribuiscono le cartelline di lavoro individuali 
  • Si distribuiscono i fogli su cui registrare le informazioni utili alla presentazione del partner 


Metodo 

  • I partecipanti dovranno distribuirsi in coppia, con qualcuno che non conoscono (possibilmente non il compagno di cella). 
  • Si comunica ai partecipanti che avranno 5 minuti ciascuno per presentarsi ed individuare qualche aspetto interessante che li descriva e che non sia correlato al reato. 
  • Successivamente i vari partecipanti presenteranno al gruppo il loro partner. 
  • Dopo le presentazioni, uno dei facilitatori del gruppo distribuirà le cartelline e i membri del gruppo scriveranno il loro nome sulla copertina. Questa cartellina sarà usata per custodire il loro lavoro individuale. 

Note al facilitatore 

  • Lo staff potrebbe aver bisogno di fornire un incoraggiamento extra ai partecipanti particolarmente timidi o ansiosi. 
  • Gli esercizi cercano di favorire uguaglianza tra i vari partecipanti. I membri più tranquilli potrebbero aver bisogno di essere incoraggiati a parlare, mentre bisognerà limitare i partecipanti che tendono ad assumere un atteggiamento dominante.

Presentazione 2 


Obiettivo principale 

Imparare i nomi degli altri partecipanti

Ulteriori obiettivi 

  • Incoraggiare i partecipanti alla comunicazione 
  • Promuovere le abilità di ascolto 
  • Ridurre l’ansia e favorire un’atmosfera positiva 
  • Assicurarsi che ogni partecipante dia il suo contributo 


Tempo richiesto 

  • Totale 20 minuti (10 minuti a coppie e 10 minuti di feedback) 


Materiali 

  • Si distribuiscono le cartelline di lavoro individuali 
  • Si distribuiscono fogli e penne 
  • Si distribuisce una scheda personale (vedi scheda 1) per ogni partecipante 

  Scheda 1 presentazione


Metodo 

  • I partecipanti dovranno compilare la scheda allegata ed avranno 5 minuti per farlo 
  • Successivamente i vari partecipanti si presenteranno al gruppo. 
  • Dopo le presentazioni, uno dei facilitatori del gruppo distribuirà le cartelline e i membri del gruppo scriveranno il loro nome sulla copertina. Questa cartellina sarà usata per custodire il loro lavoro individuale. 


Note al facilitatore 

  • Lo staff potrebbe aver bisogno di fornire un incoraggiamento extra ai partecipanti particolarmente timidi o ansiosi. 
  • Gli esercizi cercano di favorire uguaglianza tra i vari partecipanti. I membri più tranquilli potrebbero aver bisogno di essere incoraggiati a parlare, mentre bisognerà limitare i partecipanti che tendono ad assumere un atteggiamento dominante.

Regole del gruppo 


Obiettivo principale 

Accordarsi circa le regole del gruppo 


Ulteriori obiettivi 

  • Incoraggiare la coesione del gruppo e un’atmosfera di rispetto 
  • Incoraggiare i partecipanti ad assumersi le responsabilità del loro comportamento e delle sue conseguenze per se stesso e per gli altri. 
  •  Incoraggiare la collaborazione tra i diversi partecipanti. 
  • I facilitatori dovranno spiegare con degli esempi il loro ruolo nella gestione dei momenti critici (rivelazione dell’offesa, comportamenti a rischio o violazione delle regole) 


Tempo richiesto 

  • 30 minuti circa (l’importanza di questa sessione nell’impostare i toni e le aspettative richiede che tutti i membri del gruppo raggiungano un accordo con lo staff e capiscano le ragioni di tali regole) 


Materiali 

  • Fogli di carta bianchi e penne 
  • Lavagna a fogli 
  • Copia da consegnare ad ogni partecipante preparata dai facilitatori (vedi scheda regole del gruppo ) 

  Scheda Regole del gruppo


Metodo 

Ogni gruppo è diviso in 2 sottogruppi composti da 4 membri ciascuno, senza facilitatori. Le regole accettate sono scritte sul foglio di carta. Una volta che hanno finito di scriverle, le liste prodotte dai due gruppi sono discusse e confrontate con una lista standard fornita dal facilitatore.
Tutti i membri del gruppo dovrebbero capire ed accettare la versione finale. 


Note al facilitatore 

  • I facilitatori dovrebbero incoraggiare la partecipazione di tutti i membri. 
  • Si deve prestare attenzione ad evitare un linguaggio gergale e assicurarsi che tutti i partecipanti comprendano i concetti discussi. 
  • Potrebbe essere necessario un supporto extra per quei soggetti con difficoltà culturali. 
  • Il documento contenente le regole del gruppo deve essere preparato prima dai facilitatori

Contratto

Obiettivo principale 

Accettazione delle regole come per l’esercizio precedente 


Tempo richiesto 

  • 5-10 minuti 


Materiale 

  • 2 copie del contratto bianco per ogni partecipante (vedi scheda contratto) 
  • Penne e matite 
  • Una copia del contratto firmato dovrà essere tenuta nella cartellina personale di ognuno, l’altra sarà conservata dallo staff. 

  Scheda contratto


Metodo 

Una copia del contratto viene fatta circolare tra i vari partecipanti. Uno dei facilitatori del gruppo chiederà ad uno dei componenti di leggere il contratto nei singoli dettagli, al termine della lettura questo sarà firmato in duplice copia, di cui una rimane allo staff e una ai partecipanti. 


Note ai facilitatori 

  • I facilitatori dovrebbero assicurarsi che tutti i partecipanti comprendano il contratto e le sue conseguenze, prima di firmarlo (quelli con difficoltà culturali necessiteranno di maggior assistenza). 
  • È importante rivedere i punti messi nel precedente esercizio sulle “regole del gruppo”, in particolare i punti relativi al passaggio di informazioni tra lo staff e le agenzie formali.

Individuazione obiettivi di lavoro 

Questo foglio di lavoro è distribuito alla fine del 1° giorno. 

  Scheda 4 - Individuazione obiettivi di lavoro


Obiettivo principale 

Consentire ai partecipanti di individuare degli obiettivi di lavoro, personalmente rilevanti, su cui riflettere all’interno del gruppo 


Ulteriori obiettivi 

  • Consentire ai partecipanti di identificare fattori di rischio dinamici generali e specifici rilevanti e i cambiamenti in essi richiesti. 
  • Consentire ai partecipanti di identificare i fattori di rischio associati 
  • Rinforzare l’impegno ad evitare la ricaduta 


Tempo richiesto 

15 minuti 


Materiali 

  • Foglio di lavoro


Metodo 

  • Uno dei facilitatori spiega che gli obiettivi individuati dovranno essere condividisi. Si sottolinea che nonostante esistano alcune somiglianze, ci sono delle differenze tra i partecipanti in termini di circostanze, personalità, capacità di comprendere i problemi, capacità di risolvere i problemi e agli ostacoli al cambiamento che possono incontrarsi. 
  • I partecipanti devono comprendere che in questo esercizio hanno la possibilità di focalizzarsi sulla propria situazione personale e di identificare obiettivi individuali rispetto a ciò che vogliono raggiungere durante quel blocco, anche in termini di rivalutazione personale. 
  • Il foglio di lavoro sarà ritirato dallo staff e conservato fino alla fine del II^ blocco di trattamento. 


Note ai facilitatori 

  • I facilitatori dovrebbero assicurarsi che i membri abbiano accettato di assumersi in prima persona la responsabilità della loro situazione. Essi, infatti, potrebbero cercare di attribuire la responsabilità ad eventi esterni o altre persone. Questo potrebbe dar adito alla provocazione, da parte di altri componenti del gruppo. 
  • I facilitatori dovrebbero enfatizzare che lo scopo dell’esercizio è quello di considerare sia i problemi offesa-specifici che quelli generali (es. apprendere nuove capacità e nuovi modi per avvicinarsi agli altri), nonché stabilire i propri obiettivi di cambiamento. 
  • Il focus principale di discussione dovrebbe essere quello del “bisogno di cambiamento”

VALUTAZIONE DEL RISCHIO 


Razionale 

I comportamenti sessuali a rischio sono sostenuti da aspetti cognitivi, emotivi e dal tipo ed intensità del desiderio sessuale. L'aggressore, anche colui che riconosce il proprio reato, ha difficoltà a riconoscere in questi aspetti il motore che spinge all'azione e tende a spiegarsi il comportamento abusante come una casualità. Tale aspetto sostiene anche l'idea che la recidiva è impossibile in quanto la stessa casualità non è riproducibile. 


Il programma utilizza esercizi (Valutazione del Rischio), che si effettuano il primo giorno (15 minuti), il secondo giorno e l’ultimo giorno (75 minuti) di ogni blocco. Questi esercizi prevedono che i partecipanti descrivano il loro livello di rischio ed esprimano le loro considerazioni.
Questi esercizi sono simili nei contenuti e nella funzione, ma la valutazione finale comporta anche una scelta su come procedere nel programma: ripetere il blocco, qualora il livello di rischio continui ad essere alto, oppure passare al gruppo per la prevenzione della recidiva, se il rischio di recidiva è basso. Gli altri membri del gruppo e dello staff sono incoraggiati a fare domande e provocare una reazione in chi presenta le proprie considerazioni. Questo potrebbe condurre ad una valutazione alterata, basata più sulle aspettative del gruppo e dello staff, che non sulla percezione individuale. Queste informazioni saranno oggetto di discussione da parte dello staff e di valutazione rispetto ai passaggi successivi. 


Lo scopo di questi esercizi è molto simile in quanto essi: 

  • Consentono allo staff di valutare periodicamente se i partecipanti hanno capito e interiorizzato i messaggi chiave del gruppo 
  • Consentono allo staff di misurare il livello di consapevolezza del rischio che ogni partecipante inizialmente dimostra 
  • Aiutano a valutare il livello di consapevolezza emerso nel corso del blocco 
  • Aiutano a valutare l’impatto del lavoro personale e tematico completato durante il blocco 
  • Identificano le aree di difficoltà crescenti su cui potrebbe essere necessario lavorare ulteriormente 
  • Incoraggiano l’uso delle capacità di auto-monitoraggio

ESERCIZIO PER LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO 

Obiettivo principale

Valutare la consapevolezza individuale del rischio


Ulteriori obiettivi

  • Far sperimentare ai partecipanti una modalità di ascolto autentica nel considerare la loro offesa e comunicare i benefici della partecipazione al gruppo 

  • Consentire ai nuovi partecipanti di iniziare a condividere le informazioni circa la loro offesa

  • Acquisire il livello di consapevolezza del rischio iniziale di ogni individuo e condividerlo con il resto del gruppo. Il livello di rischio sarà rivalutato e confrontato, all’interno del gruppo, alla fine del blocco.

Tempo richiesto

  • 15 minuti circa

Materiali

  •   Cartellone valutazione del rischio

  • Post-it per ogni individuo (su cui devono scrivere il nome) 

  • Carte e penna per gli appunti dello staff

Metodo

  • Uno dei facilitatori del gruppo descrive l’esercizio ed elenca le categorie del rischio

  • Un membro del gruppo inizia affrontando il compito, descrivendo i suoi crimini al gruppo, posizionando la sua etichetta sul cartellone e indicando brevemente le ragioni della sua scelta.

  • L’altro facilitatore del gruppo registra verbalmente le ragioni date e la scelta della categoria. 

  • Non sono consentite provocazioni, anche se si possono includere brevi domande per chiarire i fatti. 

Note per i facilitatori 

  • I facilitatori dovrebbero prevenire provocazioni fuori luogo dei partecipanti, tenendo conto dei livelli d’ansia che tale esercizio può scatenare.

  • Il cartellone deve rimanere visibile e a disposizione durante tutto il percorso. 

  • Richiamare l’attenzione dei partecipanti rispetto al rischio di recidiva in riferimento al reato e non in generale

Razionale - I fattori di rischio


Lo scopo di questo esercizio è quello di aiutare i membri ad identificare i modi in cui i loro pensieri e le loro emozioni hanno influenzato il comportamento di offesa. Occorre prestare attenzione e riflettere su tipologia e modalità di offesa e lo staff deve tenere in considerazione il lavoro che i partecipanti potrebbero aver già fatto con altri componenti del gruppo di trattamento o con professionisti appartenenti ad altre Agenzie che collaborano al progetto. Come evidenziato nel manuale “Aggressori Sessuali” sopra citato, lo staff non deve dare per scontato che esista un ciclo corretto da riprodurre in modo stereotipato, ma valutare anche strategie alternative, utili solo per alcuni aggressori sessuali, come ad esempio un lavoro sulle “catene decisionali” o un gruppo sui “fattori di rischio dinamici”. Lo staff deve essere consapevole che le persone potrebbero progredire in modi diversi, attraverso i percorsi di offesa, a velocità differenti e che alcuni percorsi potrebbero essere meno rilevanti per alcuni aggressori sessuali. 


Il facilitatore introduce il concetto di correlazione tra pensieri, emozioni e comportamenti in senso generale e spiega che questo vale anche per il comportamento di offesa. I partecipanti  sono invitati a suggerire degli esempi di comportamenti non sessuali che essi hanno intrapreso nelle ultime settimane e gli stessi vengono riportati sulla lavagna a fogli. I membri del gruppo allora suggeriscono alcuni pensieri o emozioni che potrebbero essere associate a quel comportamento. Gli esempi potrebbero includere l’essere in ritardo per un appuntamento o a lavoro (Pensieri: “essi potrebbero non vedermi”, “potrei essere in difficoltà”; Sentimenti: “preoccupazione, paura, rabbia”); fare un pasto (Pensieri: “sto morendo di fame” o “non posso essere davvero preoccupato”; Sentimenti: “fame, noia, tristezza”). Si può evidenziare il momento in cui diversi pensieri e sentimenti si associano. I partecipanti allora riconoscono il modo in cui pensieri e sentimenti possano influenzare o motivare il comportamento. Es. “sono affamato, infelice, arrabbiato”. 


Si discute della correlazione tra pensieri, emozioni e comportamenti nella vita di tutti i giorni, sottolineando il modo in cui i modelli di comportamento si sviluppano nel tempo. Questo evidenzia come il comportamento aggressivo pur essendo circoscritto, può diventare ripetitivo ed automatico, se queste correlazioni diventano troppo difficili da gestire. Si usa l’immagine di un “iceberg” per aiutare i membri a capire che i comportamenti sono “la punta dell’iceberg” o la parte che visibile a tutti, mentre i pensieri e le emozioni sono sommersi. (vedi allegato iceberg)

COMPRENSIONE DEI FATTORI CHE COMPONGONO IL RISCHIO 


Obiettivo principale

Valutare la consapevolezza degli elementi che determinandosi sviluppano un comportamento a rischio


Ulteriori obiettivi

  • Far sperimentare ai partecipanti la complessità dei comportamenti a rischio 

  • Individuazione e ruolo di fattori cognitivi, emotivi e di desiderio sessuale nella determinazione del comportamento d’abuso

  • Consentire ai nuovi partecipanti di sviluppare la consapevolezza che il comportamento  d’abuso non è frutto di una casualità, ma di precise scelte

Tempo richiesto

  • 15 minuti circa

Materiali

  • Lavagna a fogli

  • Pennarelli 

  • Carte e penna per gli appunti dello staff

Metodo

  • Uno dei facilitatori del gruppo chiede ad uno dei partecipanti di disegnare un iceberg (sia la parte emersa, sia quella sommersa)

  Iceberg


Note per i conduttori 

  • I facilitatori dovranno spiegare che l’iceberg è la metafora di ogni comportamento a rischio, compreso il comportamento d’abuso, dove la parte emersa rappresenta il comportamento e la parte sommersa rappresenta i pensieri, le emozioni e l’intensità del desiderio sessuale. Il livello del mare costituisce l’insieme delle distorsioni cognitive, ossia l’insieme delle giustificazioni che si utilizzano per mettere in atto comportamenti a rischio.

MODELLO DI LAVORO

Il termine ABC risale ad Ellis ed è una delle tecniche di osservazione, analisi e formalizzazione dei vissuti e delle situazioni proprie della Terapia Cognitiva Standard (TCS).
La tecnica dell’ABC, ben descritta nei lavori di Ellis (1957) e successivamente da Beck (1975, è utile per aiutare l’individuo a prendere coscienza di come si sviluppano i propri episodi emozionali, a partire da un evento che accade nel qui ed ora. L’ABC è uno strumento che si pone come obiettivo quello di riformulare in modo più adattivo e funzionale gli schemi cognitivi, i pensieri e i comportamenti automatici della persona. Questo strumento incoraggia la comprensione dei propri meccanismi cognitivi e processi mentali nella valutazione degli eventi.


L’ABC, utilizzabile tanto in un setting clinico e terapeutico quanto in un contesto più formativo e/o pedagogico, è un acronimo nel quale: “A”  sta per antecedente (in inglese “antecedent”), “B” per credenze (in inglese “belief”) e “C” per conseguenze: emozioni, comportamenti e azioni (in inglese “consequences”). 


L’ABC, è qui presentata, e riadattata non soltanto come una tecnica semplice e diretta per individuare le basi cognitive (pensieri) del comportamento disfunzionale e delle emozioni dolorose, ma anche come una mappa concettuale.


La “A” rappresenta l’attimo prima che si metta in atto un comportamento inadeguato

La “B” rappresenta il comportamento

La “C” rappresenta le conseguenze che da questo comportamento derivano

Ciò costituisce una sequenza cronologica all’interno della quale esaminare un evento a partire dalla ricerca di potenziali cause o stimoli pregressi (trigger) e focalizzando l’attenzione sulle conseguenze, conduce il soggetto verso una più chiara collocazione della propria esperienza all’interno di una lettura cronologica dell’evento e lo stimola nella ricerca di strategie alternative possibili.


Il modello ABC può essere integrato con un altro strumento di osservazione della realtà denominato CESPA.

Il CESPA è uno strumento che in psicoterapia cognitiva viene utilizzato per focalizzarsi su quella che è l’esperienza del paziente, usando la memoria episodica. Esso si applica per lavorare su singoli episodi. Il lavoro consiste nel dirigere l’attenzione al Contesto (“Perchè ero lì?” “Cosa stavo facendo”), all’Emozione sperimentata (“cosa provavo?”), alla Sensazione esperita a livello fisico (“in quale parte del corpo provavo quella sensazione ?”), al Pensiero  (“cosa stavo pensando in quel preciso momento?”)e all’Azione (“cosa mi veniva da fare?/cos’ho fatto”)


Il CESPA, nel nostro modello, è stato integrato all’interno dei singoli punti dell’ABC (vedi allegato), in quanto consente all’individuo di raggiungere una maggiore consapevolezza dei propri stati interni nelle diverse fasi che hanno condotto al reato.


  Allegato ABC e ABC+CESPA

La mia catena decisionale


Obiettivo principale

Permettere agli individui di identificare pensieri, sentimenti e comportamenti specifici, rilevanti relativi ad un comportamento a rischio (es: il consumo di bevande alcoliche).


Ulteriori obiettivi

  • Consentire ai partecipanti e allo staff di identificare i fattori di rischio dinamici come obiettivi del cambiamento.

  • Consentire ai partecipanti di costruire la loro catena decisionale disfunzionale partendo da un comportamento a rischio meno emotivamente coinvolgente rispetto al reato.

  • Permettere ai partecipanti di dimostrare cos’hanno appreso dal blocco precedente, nel caso di ripetizione del blocco stesso.

Tempo richiesto

  • 30 minuti lavoro individuale

  • 30 minuti per ogni componente per presentare il lavoro, discussione di gruppo 

Materiali

  • Scheda intitolata “la mia catena decisionale” 

  • Due pennarelli di colore diverso

  • Cartelline individuali contenenti il lavoro precedente

Metodo

  • I partecipanti lavorano individualmente per costruire la rappresentazione della loro catena decisionale correlandola ad uno dei fattori di rischio (alcol, sostanze, impulsività, ecc.) 

Si inizia a lavorare sulla colonna B dell’ABC che rappresenta il presente. 

Dare indicazione a pensare ad una situazione concreta, immagini dell’esperienza che ha determinato maggiori criticità.

  • C: sono stato ripreso dal mio capo per essere arrivato in ritardo.

  • E: rabbia, ansia, tensione, frustrazione, paura.

  • S: stomaco

  • P: guarda solo sempre me, ci sono altri colleghi che arrivano regolarmente in     ritardo ma a loro non dice nulla, è un  incapace.

  • A: esco e vado a bere.

Ora si passa sulla colonna C dell’ABC che rappresenta le conseguenze dell’azione.

  • C: vado al bar vicino e incontro dei vecchi amici.

  • E: benessere

  • S: in tutto il corpo, rilassamento

  • P: chi se ne frega, voglio distrarmi

  • A: continua bere e non rientro al lavoro.

 In ultimo si passa alla colonna A dell’ABC che rappresenta l’antecedente all’evento.              

  • C: il giorno prima avevo trascorso la serata con un amico in birreria e mi aveva    parlato in modo entusiastico del suo lavoro e dei suoi guadagni e dello splendide vacanze che stava organizzando con sua moglie

  • E: frustrazione, invidia, rabbia

  • S: gola, bruciore stomaco

  • P: sono sfortunato, il mio lavoro non vale niente, mia moglie mi lascerà

  • A: quando il mio amico se ne va, io rimango a bere da solo e quando torno a casa litigo con mia moglie.

  • Il loro lavoro viene individualmente presentato a tutto il gruppo, guidati da uno dei facilitatori. I facilitatori invitano colui che ha presentato il lavoro a fare eventuali commenti,  prima che il resto del gruppo faccia  a sua volta, domande e commenti. Questa discussione farà emergere ulteriori dettagli di pensiero, emozioni e comportamenti e generalmente una maggiore informazione circa la frequenza e la natura del comportamento. Seguendo i suggerimenti del gruppo, i partecipanti dovrebbero aggiungere queste informazioni in colori diversi. 

Note per i conduttori

  • I facilitatori dovranno circolare tra i partecipanti durante il lavoro individuale per assicurarsi che abbiano compreso il modello e fornire loro supporto.

  • I facilitatori dovrebbero incoraggiare commenti costruttivi e sollecitare strategie appropriate.
  • La flessibilità consente di tenere in considerazione i diversi modi in cui le persone si muovono attraverso i loro modelli di comportamento e i facilitatori sono chiamati a ricordare ai vari partecipanti l’importanza delle differenze, così come delle somiglianze tra di loro. La rappresentazione della catena decisionale sembra essere un concetto utile per molti partecipanti ed è il motivo per cui questo format è una delle strutture usate con più frequenza.

  • Grazie al lavoro fatto dai partecipanti, questo esercizio fornisce l’opportunità allo staff di comprendere meglio i fattori di rischio dinamici dei singoli individui. Questo potrebbe evidenziare il bisogno di un ulteriore lavoro individuale al di fuori del programma del gruppo di lavoro. Questo esercizio sarà ripreso nel Gruppo di Prevenzione della Recidiva per individuare strategie per un comportamento più adattivo.

  • Il facilitatore successivamente chiede al gruppo stesso di identificare delle somiglianze tra questo esempio e il comportamento di offesa, scrivendo gli stessi punti. Si rappresenta così, una nuova catena associativa, ma relativamente ad un’offesa sessuale.

  Esercizi di chiusura supplementari

Manuale di trattamento
Manuale di trattamento
Per gli autori di reato sessuale
A cura di: Maura Garombo, Antonella Contarino, Fedrik Bordino, Carlo Rosso il Manuale è stato formulato sulla base del Northumbria Programme elaborato da: Gail McGregor, Roger Kennington, Maggie Dodds, Don Grubin del National Probation Service di Newcastle UK. Questo manuale nasce dal desiderio di trasmettere un modello di trattamento per i soggetti che hanno commesso reati sessuali, frutto di un’esperienza attuata dalla Società Italiana di Psicopatologia Sessuale (SISPSe) a partire dal 2009 presso la sezione per autori di reato sessuale della Casa Circondariale di Vercelli. Tale esperienza, iniziata dopo un periodo di formazione presso l’Unità di Medicina Legale della Newcastle University con il Prof. Grubin e con la supervisione del Prof Kafka della Harvard University, ha permesso lo sviluppo di un programma di trattamento di ispirazione cognitivo-comportamentale, che in Inghilterra è attuato da oltre 30 anni.  Il manuale, rivisitato a partire dall’esperienza inglese, è stato formulato sulla base della normativa italiana, si adatta sia al trattamento intramurario, sia territoriale e tiene conto delle caratteristiche del nostro ordinamento giudiziario e penitenziario. Il lavoro ha l’obiettivo di porsi come una guida pratica per i professionisti che si confrontano con “l’impresa” di realizzare un trattamento per soggetti il cui sintomo appartiene alla loro economia di godimento e, pertanto, così difficile da trattare. Il manuale propone un programma strutturato, dettagliato e scandito lungo la giornata di trattamento, basato sui fattori di rischio dinamici che sono alla base del comportamento d’abuso. Per ogni fattore dinamico sono fornite schede di lavoro con indicazioni delle fasi, tempi, materiali, tecniche da utilizzare nel lavoro individuale o di gruppo, nonché note per attenzionare i professionisti circa le criticità che possono insorgere nel lavoro terapeutico.