SECONDO GIORNO

  Programma secondo giorno

Esercizio introduttivo

Razionale

Questi esercizi hanno lo scopo di facilitare il processo di “sentirsi parte di un gruppo” per i partecipanti e per lo staff, oltre a fornire delle informazioni circa le riflessioni ed i problemi incontrati tra i singoli partecipanti al gruppo. 


A partire dal secondo giorno di ogni blocco, l’inizio e la fine della giornata di lavoro segue un format standard che include: la discussione situazioni accadute durante la settimana e gli esercizi di chiusura giornata per concludere in modo positivo

Gli esercizi coinvolgono in successione tutti i componenti del gruppo. È importante assicurarsi che essi non rispondano in modo stereotipato, ma illustrino ciò che hanno realmente provato durante la settimana. Sono assolutamente da evitare le risposte di routine o “risposte a pappagallo” imitando gli altri. 


Entrambi questi esercizi hanno funzioni simili:

  • Rinforzare la possibilità che tutti i membri del gruppo portino le loro opinioni personali.

  • Rinforzare il clima di gruppo, facendo attenzione a ciò che gli altri dicono e alle risposte empatiche.

  • Consentire allo staff di valutare se i partecipanti cominciano ad elaborare delle consapevolezze di se e, sarà necessario, fornire degli interventi di supporto.

  • Aiutare i facilitatori a valutare il grado di raggiungimento degli obiettivi che saranno affrontati durante il secondo incontro.


Obiettivo principale

Accertare l’attuale stato d’animo di ogni individuo, basandosi su qualsiasi problema che potrebbe essere sorto dall’ultima sessione di gruppo. È importante che lo staff sia consapevole dell’esistenza di tali problemi fin dall’inizio della giornata, in quanto essi potrebbero avere un impatto sui processi e sulle dinamiche di gruppo.


Ulteriori obiettivi


  • Costruire un clima di fiducia nell’esprimere le proprie opinioni

  • Sviluppare capacità di ascolto

  • Recuperare e mettere in pratica risposte empatiche adeguate

  • Identificare eventuali problemi da comunicare e condividere all’interno dello staff, al fine di facilitare il risk management


Tempo richiesto

Approssimativamente 15 minuti 


Metodo 

All’inizio di ogni sessione uno dei facilitatori chiede, a turno, ad ogni partecipante di riportare e descrivere brevemente ogni problema rilevante, che potrebbe essere sorto dall’ultima sessione di gruppo, per individuare qualsiasi difficoltà che hanno incontrato o qualsiasi successo che hanno raggiunto.


Note per i conduttori

  • Si potrebbe consentire una breve discussione tra i membri, ma i facilitatori dovrebbero assicurarsi che ciò risulti sia appropriato.

  • Questo esercizio non dovrebbe impegnare troppo tempo, dal momento che i componenti del gruppo potrebbero usarlo come motivo per evitare i lavori strutturati o per distogliere l’attenzione. I facilitatori potrebbero aver bisogno di interrompere la discussione per evitare che si discutano temi non inerenti agli obiettivi del gruppo

La catena decisionale del reato


Razionale

Prima di iniziare ad effettuare un’analisi puntuale del reato secondo il modello ABC e CESPA occorre che i partecipanti siano disponibili ad entrare in contatto con il proprio comportamento d’abuso, indipendentemente da quanto indicato nella sentenza. 

Pur rispettando i tempi di ognuno occorre sollecitare i partecipanti ad effettuare questo tipo di lavoro, al fine di identificare i fattori di rischio dinamici, oggetto del loro lavoro individuale futuro.

Il lavoro personale intrapreso da ogni membro del gruppo, all’interno del gruppo stesso, costituisce la parte centrale di tutto il programma. A partire da questo secondo incontro tutti i partecipanti devono completare un lavoro scritto sui seguenti temi:

  • “la catena decisionale del reato” (seconda settimana);

  • “i fattori di rischio” (terza settimana);

  • “i miei fattori di rischio” (quarta settimana).

Ciò facilita l’apprendimento sequenziale, l’identificazione dei fattori di rischio dinamici individuali e dei fattori associati, lo sviluppo di nuove strategie di coping, il rinforzo della consapevolezza del rischio individuale e prepara i partecipanti ad entrare nel successivo programma della Prevenzione della Ricaduta.

Ogni individuo presenta il proprio lavoro al gruppo intero, sottoponendosi a domande, discussione e condividendo proposte di cambiamento. 

La sequenza con cui si svolge il lavoro personale è sempre la stessa


Gli indicatori di un buon esito del programma sono forniti dai seguenti punti:

  • Fornire un’ accurata versione della propria offesa;

  • Dimostrare una maggiore responsabilità rispetto ai propri pensieri, emozioni e comportamenti;

  • Essere in grado di valutare e considerare le conseguenze del proprio comportamento sulle vittime, per se stessi e per gli altri;

  • Identificare e implementare i cambiamenti richiesti per prevenire la ricaduta 

  • Riconoscere i rischi futuri.  


I membri del gruppo sono incoraggiati a supportare chi espone il proprio lavoro attraverso domande, commenti, provocazioni e consigli. I facilitatori del gruppo guideranno i partecipanti a considerare l’impatto del lavoro degli altri su di sé, ed ad identificare ogni cambiamento nel loro lavoro personale come parziale risultato del proprio. Questo ha lo scopo di produrre dei cambiamenti nella gestione dei fattori di rischio dinamici e facilitare le capacità interpersonali. 


Gli esercizi comprendono un misto di lavoro individuale e di discussione in gruppo, che favorisce il lavoro sui fattori di rischio dinamici come supplemento agli esercizi tematici. 


Come detto precedentemente, è importante che gli esempi usati per introdurre gli esercizi di lavoro personale riflettano la differenza tra i  membri del gruppo, attraverso il differente tipo e modello di offesa. Questo rinforza l’omogeneità del gruppo nella sua eterogeneità rispetto al fatto che tutti i soggetti presenti hanno problemi con il loro comportamento, ma nessuna offesa è “peggiore” delle altre e i partecipanti possono imparare dalle loro reciproche esperienze. Si forniscono alcuni esempi per i diversi pattern, ma lo staff dovrebbe essere flessibile nell’adattare gli esercizi a  seconda dei bisogni di far parte del gruppo. 



SCHEDA DESCRIZIONE REATO 

Obiettivo principale

  • Fornire un’accurata versione del comportamento sessuale abusante

  • Considerare la propria responsabilità delle scelte comportamentali effettuate

  • Riconoscere gli stati d’animo che hanno determinato le scelte 

  • Riconoscere le distorsioni cognitive

Ulteriori obiettivi

  • Ridurre i meccanismi di minimizzazione, negazione e proiezione 

  • Sviluppare capacità di ascolto

  • Recuperare e mettere in pratica risposte empatiche adeguate

  • Identificare eventuali scostamenti del racconto dalla sentenza che i facilitato hanno letto nella fase di assessment.

Tempo richiesto

Approssimativamente 15 minuti 


Materiali

  • Scheda reato

  • Penna

  • Cartelline individuali contenenti il lavoro precedente

Metodo 

Si consegna ad ogni partecipante la “Scheda reato” e li si invita a rispondere alle domande in modo puntuale, richiamando alla necessità di essere sinceri con se stessi.


Note per i facilitatori

  • La compilazione della scheda potrebbe suscitare intensi stati emotivi e pertanto i facilitato dovranno essere di supporto per il superamento delle criticità.

  • L’esposizione del proprio reato difronte al resto del gruppo costituisce sempre un momento ad alta tensione per i meccanismi di giudizio che possono scatenarsi e pertanto i facilitato dovranno sottolineare che nessun reato è peggiore dell’altro e che il confronto costituisce una ricchezza grazie alle differenze di ognuno.

  Allegato 2 - Scheda reato

VALUTAZIONE DEL RISCHIO 


Obiettivo principale

Rivalutare la consapevolezza individuale del rischio 


Ulteriori obiettivi

  • Valutare il livello di maturazione e consapevolezza raggiunto attraverso il lavoro della settima precedente

  • Identificare le aree di ulteriore lavoro richiesto dai partecipanti

  • Incoraggiare l’auto-monitoraggio dei livelli di rischio e una comprensione del fatto che un confronto efficace può ridurre il rischio

  • Far si che ogni partecipante sia consapevole attraverso i feedback dei suoi compagni delle loro prospettive e del loro livello di rischio 

  • Sviluppare e praticare le capacità di ascolto e assertività, nonché di risposta empatica.


Tempo richiesto

75-90 minuti  


Materiali

  • Cartellone della Valutazione del Rischio 

Metodo 

Ogni partecipante a turno dovrà procedere ad una nuova valutazione del rischio di recidiva andando a posizionare il post-it con il suo nome sul cartellone. Uno dei facilitatori legge i commenti registrati nel primo esercizio. Ogni partecipante deve identificare nel dettaglio le ragioni del suo posizionamento e spiegarle al gruppo.

Si chiede ad ogni partecipante del gruppo se è d’accordo o meno e di esplicitare le  sue motivazioni.

Al termine della discussione si chiede all’individuo di posizionare l’etichetta come dettato dal consenso del gruppo. Si rimanda la possibilità di rivedere la propria posizione ogni qualvolta un partecipante lo ritenga necessario.


Note ai facilitatori

  • I facilitatori dovrebbero creare un’atmosfera di “sfida supportiva” all’interno del gruppo e rinforzare questo comportamento nei partecipanti. Questo potrebbe aiutare i facilitatori ad essere espliciti circa la loro visione di rischio individuale. I partecipanti potrebbero aver bisogno di ricordare che lo scopo del lavoro è quello di aiutare gli individui a valutare il loro rischio in modo realistico ed identificare le aree che devono essere oggetto di ulteriore cambiamento. 

  • Il lavoro potrebbe appesantirsi se uno, o più individui, ha difficoltà a comprendere la prospettiva degli altri, oppure se è eccessivamente difeso circa la propria posizione. Ciò potrebbe richiedere un supporto per ridurre la tensione. 

  • I facilitatori dovrebbero cercare di assicurarsi che gli individui siano in grado di giustificare la loro decisione e che non siano semplicemente influenzati dagli altri e/o dal bisogno di conformarsi a ciò che sentono come positivo, oppure che la scelta sia determinata da deficit di consapevolezza. Attraverso il confronto all’interno del gruppo i partecipanti i possono raggiungere una maggiore consapevolezza del loro livello di rischio e quindi manifestare un “peggioramento” posizionandosi ad un livello apparentemente più alto di rischio, rispetto al primo esercizio. Ciò necessiterà di spiegazione e supporto da parte dei facilitatori.  

  • L’esercizio potrebbe identificare il bisogno di un lavoro ulteriore che lo staff valuterà ed organizzerà, durante il tempo libero, prima dell’inizio dell’incontro successivo

  Allegato 3 - Valutazione del rischio

La catena decisionale del mio reato (Colonna B dell’ABC)


Obiettivo principale

Permettere agli individui di identificare pensieri, sentimenti e comportamenti specifici, rilevanti relativi al proprio comportamento d’abuso.


Ulteriori obiettivi

  • Consentire ai partecipanti e allo staff di identificare i fattori di rischio dinamici come obiettivi del cambiamento.

  • Consentire ai partecipanti di costruire la loro catena decisionale disfunzionale relativa al reato.

  • Permettere ai partecipanti di dimostrare cos'hanno appreso dal blocco precedente, nel caso di ripetizione del blocco stesso.


Tempo richiesto

  • 30 minuti lavoro individuale

  • 30 minuti per ogni componente per presentare il lavoro, discussione di gruppo 


Materiali

  • Scheda intitolata “la mia catena decisionale del reato” 

  • Due pennarelli di colore diverso

  • Cartelline individuali contenenti il lavoro precedente


Metodo

  • I partecipanti lavorano individualmente per costruire la rappresentazione della loro catena decisionale correlandola al reato.

Si inizia a lavorare sulla colonna B dell’ABC che rappresenta il reato: 

  • Dare indicazione a ritornare al giorno in cui è stato commesso il reato e descriverlo secondo il modello integrato (ABC+CESPA).

  • C: descrizione del contesto in cui è stato commesso il reato.

  • E: stati d’animo correlati.

  • S: sensazioni corporee

  • P: pensieri e convinzioni radicati in quel momento.

  • A: azione d’abuso.


Ora si passa sulla colonna C dell’ABC che rappresenta le conseguenze dell’azione:

  • C: descrizione del contesto successivo all’azione d’abuso.

  • E: stati d’animo correlati.

  • S: sensazioni corporee

  • P: pensieri e convinzioni radicati in quel momento

  • A: cosa faccio dopo.

In ultimo si passa alla colonna A dell’ABC che rappresenta l’antecedente all’azione   d’abuso

  • C: dove mi trovavo prima dell’evento d’abuso

  • E: quali erano le emozioni predominanti 

  • S: sensazioni corporee

  • P: pensieri e convinzioni radicati in quel momento

  • A: cosa decido di fare

  • Il loro lavoro viene individualmente presentato a tutto il gruppo, guidato da uno dei facilitatori. I facilitatori invitano colui che ha presentato il lavoro a fare eventuali commenti,  prima che il resto del gruppo faccia  a sua volta, domande e commenti. Questa discussione farà emergere ulteriori dettagli di pensiero, emozioni e comportamenti e generalmente una maggiore informazione circa la frequenza e la natura del comportamento. Seguendo i suggerimenti del gruppo, i partecipanti dovrebbero aggiungere queste informazioni in colori diversi. 


Note ai facilitatori

  • I facilitatori dovranno circolare tra i partecipanti durante il lavoro individuale per assicurare che essi abbiano compreso il modello e fornire loro supporto.

  • I  partecipanti potrebbero avere un atteggiamento difensivo circa la comprensione di pensieri e sentimenti che sostengono l’offesa. Il facilitatore dovrebbe individuare quale dei componenti del gruppo presenta meno difficoltà nel parlare di sé e del suo crimine, così da favorire il processo di apertura e rappresentare per gli altri un esempio.  

  • I facilitatori dovrebbero modulare e incoraggiare le strategie di ascolto appropriate, e ricordare l’importanza del non giudizio.

  • La flessibilità consente di tenere in considerazione i diversi modi in cui le persone si muovono attraverso i loro modelli di comportamento e i facilitatori sono chiamati a ricordare ai vari partecipanti l’importanza delle differenze, così come delle somiglianze tra di loro. 

  • Grazie al lavoro fatto dai partecipanti, questo esercizio fornisce l’opportunità allo staff di comprendere meglio i fattori di rischio dinamici dei singoli individui. Questo potrebbe indicare il bisogno di un ulteriore lavoro individuale al di fuori del programma del gruppo di lavoro. Questo esercizio sarà ripreso nel Gruppo Prevenzione Recidiva per individuare strategie per un comportamento più adattivo.

  Allegato 4 - La catena decisionale del mio reato

Esercizi di chiusura della sessione 


Obiettivo principale

Valutare l’impatto della sessione sui singoli partecipanti 


Ulteriori obiettivi

  • Fornire un clima che faciliti la chiusura della sessione di lavoro?) del gruppo. Es. evitare che i partecipanti lascino il gruppo in preda a forti stati emotivi che non sarebbero in grado di gestire

  • Facilitare le capacità di ascolto 

  • Sviluppare capacità empatiche 

  • Consentire allo staff di accertare (verificare) se durante il percorso sono stati raggiunti gli obiettivi.


Metodo

Un facilitatore del gruppo chiede ad ogni partecipante, a turno, di descrivere le cose che egli ha appreso dal lavoro fatto, le emozioni registrate durante la giornata, gli attuali stati d’animo e se ci siano delle azioni specifiche che pensa di intraprendere la settimana successiva. 


Note per i facilitatori

  • Alcuni individui potrebbero aver bisogno di un supporto ulteriore o direttamente alla fine della sessione (fine giornata) o attraverso un supporto offerto in un altro momento (es. dal case manager o da referenti di altri servizi per l’intervento aggiuntivo).  Spesso, infatti, i sentimenti emersi nel corso di uno specifico esercizio mettono in luce difficoltà nel corso delle varie sessioni, che non sembrano essersi risolte. (Es.:ansia, umore depresso, rabbia ed impulsi sessuali)

  • I facilitatori del gruppo devono mettere in atto interventi specifici di sostegno qualora vengano identificati situazioni di particolare crisi. Sarà pertanto utile il coinvolgimento di altre figure professionali coinvolte nel progetto (educatori del carcere, personale sanitario, volontari) e, qualora lo staff lo ritenga utile al processo di cambiamento, richiedere un colloquio con la famiglia.

Manuale di trattamento
Manuale di trattamento
Per gli autori di reato sessuale
A cura di: Maura Garombo, Antonella Contarino, Fedrik Bordino, Carlo Rosso il Manuale è stato formulato sulla base del Northumbria Programme elaborato da: Gail McGregor, Roger Kennington, Maggie Dodds, Don Grubin del National Probation Service di Newcastle UK. Questo manuale nasce dal desiderio di trasmettere un modello di trattamento per i soggetti che hanno commesso reati sessuali, frutto di un’esperienza attuata dalla Società Italiana di Psicopatologia Sessuale (SISPSe) a partire dal 2009 presso la sezione per autori di reato sessuale della Casa Circondariale di Vercelli. Tale esperienza, iniziata dopo un periodo di formazione presso l’Unità di Medicina Legale della Newcastle University con il Prof. Grubin e con la supervisione del Prof Kafka della Harvard University, ha permesso lo sviluppo di un programma di trattamento di ispirazione cognitivo-comportamentale, che in Inghilterra è attuato da oltre 30 anni.  Il manuale, rivisitato a partire dall’esperienza inglese, è stato formulato sulla base della normativa italiana, si adatta sia al trattamento intramurario, sia territoriale e tiene conto delle caratteristiche del nostro ordinamento giudiziario e penitenziario. Il lavoro ha l’obiettivo di porsi come una guida pratica per i professionisti che si confrontano con “l’impresa” di realizzare un trattamento per soggetti il cui sintomo appartiene alla loro economia di godimento e, pertanto, così difficile da trattare. Il manuale propone un programma strutturato, dettagliato e scandito lungo la giornata di trattamento, basato sui fattori di rischio dinamici che sono alla base del comportamento d’abuso. Per ogni fattore dinamico sono fornite schede di lavoro con indicazioni delle fasi, tempi, materiali, tecniche da utilizzare nel lavoro individuale o di gruppo, nonché note per attenzionare i professionisti circa le criticità che possono insorgere nel lavoro terapeutico.