GIORNO 7-12

SECONDO BLOCCO

  Programma giorno 7-12

Il secondo blocco del programma di trattamento segue ai primi 6 incontri del primo blocco, dopo una pausa di qualche settimana, finalizzata a permettere ai partecipanti di sedimentare il lavoro svolto nel primo blocco ed allo staff di fare il punto sul gruppo ed individuare le linee d’intervento della seconda parte del lavoro.


In questa fase può essere utile fare un colloquio individuale con i partecipanti al gruppo, in modo da verificare che quanto emerso abbia segnato un vero cambiamento rispetto alla fase iniziale e che il modello ABC + CESPA abbia introdotto un nuovo modo di vedere il reato e le scelte che hanno portato al comportamento d’abuso.


In questa fase è anche necessario confrontare quanto esplicitato da ogni partecipante rispetto al reato (catena decisionale del reato) e la sentenza.

Lutilizzo del dettato della sentenza si sostanzia nell'utilità riscontrata di predisporre un momento, allinterno del percorso di trattamento, nel quale uno dei facilitatori possa confrontarsi con il reo su un piano di realtà giuridica, oltre che clinica.

Al fine di massimizzare lefficacia di questi momenti, si decide di adottare un setting di confronto  individuale, nei quali la persona, al di fuori della normalità di un setting di gruppo, possa sentirsi più libera di raccontare il proprio o i propri fatti di reato; libertà che potrebbe venire meno in un contesto di gruppo per la presenza di variabili emotive quali la vergogna o blocchi cognitivi quali il non volere che altri abbiano una piena consapevolezza dei fatti accaduti per mancanza di fiducia o sensibilità al giudizio.

Il contesto del colloquio individuale, senza la pressione” del gruppo, agevola la creazione di una relazione idonea per confrontarsi apertamente sulle eventuali distorsioni cognitive o leventuale tendenza allevitamento emotivo, spesso percepita dai facilitatori durante la narrazione dei fatti di reato da parte del detenuto.

Creare questo spazio di confronto, attraverso la lettura della sentenza, stimola la persona a riflettere su se stessa, ad entrare in contatto con il suo Vecchio Me”. Questo è un momento di non facile passaggio per il reo dato che potrebbe prendere, come è auspicabile che accada, sempre maggiore consapevolezza di quanto ha commesso; pertanto è opportuno che il facilitatore, debitamente formato, sappia relazionarsi su un piano di piena neutralità dal giudizio, autenticità e collaborazione.

La costruzione di una relazione tra pari” sembrerebbe essere la via maestra per arrivare a cogliere le sofferenze, le difficoltà, gli errori e i comportamenti inadeguati che quella persona ha commesso, per poi riflettere sull’utilità di lavorare per la definizione di un Nuovo Me”.

La lettura della sentenza ed il confronto con essa e su di essa è il momento ideale per una aperta” e trasparente” ri-organizzazione cognitiva di Sè e di Sè in relazione allaltro.

Se la persona in restrizione di libertà incontra in questo momento la difficoltà derivante dal sentirsi “messa a nudo”, il facilitatore si trova, invece, nella difficoltà di rendere questo momento libero da ulteriori giudizi, ma un momento di nella piena consapevolezza di questa come una delle esperienze negativa della propria vita. Integrare il momento come una parte della propria storia della persona e deve necessariamente essere  e accoglierla dentro di Sè, non come una zavorra, ma come un monito e come una fonte generatrice di fattori di rischio e fattori di protezione, a cui prestare attenzione, allo scopo di ridurre la possibilità di ricadere in quel “Vecchio Me” e quindi in quella disfunzionale modalità di entrare in contatto con la società largamente intesa.

Sempre allinterno di questo momento, i fatti riportati in sentenza possono diventare un utile materiale da estrarre e sul quale lavorare nel secondo blocco, in successive situazioni di gruppo per desensibilizzare i potenziali trigger attivanti modalità disfunzionali ed inadattive della persona.

La sentenza di condanna arriva pertanto ad assumere la natura di un’utile fonte di informazioni sull'individuo e sulla vicenda, dalla quale la persona in trattamento potrebbe partire per comprendere e conoscere meglio quella parte di se stessa.

I FATTORI DINAMICI

Razionale

A partire da questa sezione di lavoro si inizia un’attività diretta sui fattori di rischio dinamici, che si sono evidenziati nella prima fase del trattamento, riconosciuti attraverso il modello ABC+CESPA e che ora necessitano di essere approfonditi. In particolare, il lavoro sarà incentrato sui target che la ricerca empirica ha definito caratterizzanti trasversalmente gli autori di reati sessuali:

  • Distorsioni cognitive

  • Interessi sessuali devianti

  • Riconoscimento e gestione degli stati emozionali

  • Empatia 

  • Capacità di problem-solving.


Gli esercizi proposti seguono una successione non casuale, in quanto oltre a facilitare  l’apprendimento sequenziale permettono una elaborazione gradualmente più intensa dei vissuti relativi al reato commesso e pertanto più facilmente gestibili.

Il programma approfondisce i fattori dinamici ed associati, attraverso un menu di esercizi tematici. Gli esercizi sono designati per aiutare gli individui a comprendere il ruolo dei fattori di rischio personalmente rilevanti, ad apprendere nuove capacità di gestione delle situazioni, o di rinforzare quelle esistenti. Il raggruppamento di questi temi riflette alcune considerazioni della letteratura, incluse il modello delle 4 pre-condizioni di Finkelhor (1984); il concetto delle caratteristiche dello stupro di Malamuth (1993); il lavoro sull’”adeguatezza sociale” di Fisher e Beech (1998); il lavoro di Hanson e Harris sui fattori di rischio “stabili” e “dinamici”; le considerazioni di Marshall et al (1999) sui fattori rilevanti nell’offending e la divisioni di Thornton (1999) dei fattori di rischio dinamici in 4 domini all’interno del suo modello strutturato di risk assessment. 


Mentre ogni gruppo di esercizi lavora su uno specifico fattore di rischio dinamico, come suo focus principale, tutti gli esercizi mirano ad evidenziare fattori di rischio multipli, specifici per ogni aggressione sessuale, ma anche fattori di rischio generali ed associati (vedere “scopo principale” e “ulteriori obiettivi” in ogni descrizione degli esercizi). Questo consente che l’apprendimento sia sequenziale, rispettando gli obiettivi di apprendimento individuali. 


Scelta degli esercizi tematici

I facilitatori del gruppo devono assicurarsi che gli esercizi tematici che evidenziano tutti i fattori di rischio dinamici rilevanti siano usati durante ogni completamento del programma individuale. Inoltre, dovrebbero ripetutamente essere fatti dei collegamenti con il precedente lavoro personale e con i problemi che si sono evidenziati in questa prima fase del programma. 


La quantità di tempo dedicata ad ognuno dei fattori di rischio dinamici e la scelta degli esercizi specifici si basa su bisogni particolari dei membri del gruppo, per ogni blocco. Questi sono identificati basandosi sulle valutazioni di assessment individuale precedenti al gruppo.


Gli obiettivi di apprendimento vengono identificati, all’inizio di ogni blocco, basandosi su informazioni documentate, assessment psicometrici, assessment attuariale e clinico, incluse le informazioni acquisite da altri professionisti. Essi potrebbero essere modificati sulla base delle informazioni provenienti dal lavoro individuale, effettuato all’interno del gruppo, e rispetto agli obiettivi di apprendimento identificati dagli stessi partecipanti. Un’ulteriore ridefinizione potrebbe essere fatta a metà del percorso, fase in cui i facilitatori del gruppo analizzano i profili dei partecipanti e i problemi emersi negli esercizi del lavoro personale. Come precedentemente notato, potrebbe essere necessario un lavoro extra, al di fuori del gruppo, per rivedere i particolari bisogni individuali. 


Per ogni fattore di rischio dinamico è possibile utilizzare una serie di esercizi differenti. Ciò consente l’utilizzo di forme alternative per l’approfondimento di ogni fattore dinamico da effettuare nel caso in cui un soggetto debba ripetere l’intero blocco. Questo permette di ripetere l’intervento senza che ciò perda d’interesse per i partecipanti, soprattutto per quelli che si ritengono più esperti.


Una considerazione ulteriore deve essere dedicata al principio dell’apprendimento sequenziale, in quanto ciò ha una particolare rilevanza nell’apprendimento degli obiettivi collegati allo sviluppo delle capacità. Ad esempio, all’interno delle aree degli interessi sessuali devianti e di gestione dello stile di vita ci sono esercizi designati a far emergere la consapevolezza, ad incrementare la conoscenza, ad insegnare delle capacità per poi metterle in pratica. È chiaro che in queste aree, gli esercizi dovrebbero essere eseguiti in una sequenza significativa (generalmente l’ordine in cui sono elencati).


Il coordinatore del trattamento è responsabile della registrazione, per ogni individuo, degli esercizi tematici a cui essi hanno partecipato, assicurandosi che gli esercizi siano appropriatamente adattati ai bisogni dell’individuo basati sulle valutazioni condotte precedentemente, durante o dopo ogni incontro. 


Gli esercizi utilizzano una serie di tecniche di apprendimento, includendo il lavoro motivazionale, le tecniche di condizionamento operante, la ristrutturazione cognitiva, la discussione socratica, la discussione di gruppo e il lavoro individuale, gli esercizi scritti, le presentazioni video, i giochi di ruolo, le sculture, i role play, il training sulle istruzioni personali, lo sviluppo di alcune capacità e la loro messa in pratica. È importante che alcuni metodi e stili siano utilizzati all’interno di ogni sezione ed anche nel lavoro parallelo, identificando così il programma come un tutt’uno. Questo consente che gli esercizi vengano visti come routine, favoriscano la coesione tra i membri del gruppo e consentano agli individui con diversi livelli di abilità di partecipare in modo più equo. Ciò rinforza anche l’apprendimento sequenziale dal momento che gli esercizi, usando metodi diversi, potrebbero essere utilizzati anche per individuare un particolare fattore di rischio.  


Come precedentemente notato in questo manuale, le stime di tempo richiesto per ogni esercizio hanno una funzione di guida. Lo staff deve essere flessibile ai bisogni, alle abilità e alle differenze tra i membri a determinare più precisamente quanto tempo sia richiesto per ogni esercizio. 

LE DISTORSIONI COGNITIVE  

Razionale

Questo ambito comprende l’intero range delle giustificazioni. I primi studi sul ruolo sulle distorsioni cognitive negli autori di reato sessuale è di Abel, Becker e Cunningham-Rathner (1984). Questi ricercatori definirono le distorsioni cognitive come un “sistema di credenze che supportano e giustificano l’agito sessuale nei confronti dei bambini". Abel (1989) specifica come “le distorsioni cognitive di un pedofilo permettono a questi di giustificare l’abuso senza percepire ansia, senso di colpa, e perdita dell’autostima”. Secondo Abel le distorsioni cognitive sono il prodotto del conflitto tra rinforzi esterni, sviluppati dalla nascita fino al momento attuale, e l’autocondanna. Le giustificazioni, le percezioni e giudizi creati sarebbero usati dal reo per razionalizzare il suo comportamento d'abuso. Queste credenze, inoltre, permetterebbero il mantenimento del senso di autostima e l’evitamento delle conseguenze negative, grazie ad uno slittamento di responsabilità, da cause interne al proprio comportamento a cause esterne. Queste distorsioni consentono agli aggressori di continuare ad abusare senza sentirsi in colpa e preservando il senso del loro valore (Nasby 1986). Le distorsioni cognitive sono quindi un’alterazione delle informazioni in entrata che si adattano ai propri convincimenti di base e che alimentano i propri schemi cognitivi. L’esperienza di vita guida gli individui nella costruzione di schemi con contenuti tra loro associati che contengono ipotesi su ciò che ci si aspetta dal mondo e dalle persone (teorie implicite). In genere gli autori di reati sessuali hanno teorie implicite sulle donne, sui bambini, sulle specifiche tipologie di vittime, che orientano l’interpretazione delle informazioni e consentono letture favorevoli all'abuso tali da renderne più agevole il compimento (Grattagliano et. al., 2013). Polaschek e Ward (2002) hanno identificato cinque teorie implicite tipiche degli stupratori: 

  1. le donne sono incomprensibili.
  2. le donne sono oggetti sessuali.
  3. l’impulso sessuale maschile è incontrollabile.
  4. entitlement.
  5.  il mondo è un luogo pericoloso.

Gli esercizi in questa sezione sono designati ad aiutare i componenti ad esaminare degli stili di pensiero che hanno supportato il loro comportamento di offesa passato e per sviluppare delle strategie che ridefiniscono queste credenze, al fine di ridurre il rischio futuro. Questi esercizi di supporto e lo sviluppo continuo di capacità completano quanto già discusso nella parte precedente del programma. 

Nella maggior parte dei programmi, il lavoro sulle distorsioni cognitive ha funzioni diverse tra cui quella di aiutare i partecipanti ad evitare o alleviare il senso di colpa. Le distorsioni potrebbero essere specifiche al comportamento di offesa (es. “il ragazzo non ha parlato con nessuno, quindi deve essersi divertito”), oppure costituire un background culturale su pensieri e comportamenti generalizzati (es. la credenza che tutte le donne siano false o che gli altri stiano sempre cercando di ottenere dei vantaggi da loro).

Nei casi in cui gli aggressori sessuali abbiano delle scarse capacità cognitive, o manifestino comportamenti antisociali generalizzati che supportano l’offesa, potrebbe essere utile richiedere un lavoro individuale ulteriore, e/o con la famiglia come parte di una strategia completa di risk management. 

Il lavoro sulle distorsioni cognitive tende a sovrapporsi con quello sull’empatia per la vittima e, anche se questi esercizi hanno come obiettivo primario le distorsioni cognitive, essi consentono ai partecipanti di intraprendere un lavoro su una serie di fattori di rischio dinamici.

Sexual Attitude Questionnaire - SAQ1   

Obiettivo principale

Mettere in discussione luoghi comuni rispetto a pensieri e atteggiamenti distorti. 


Ulteriori obiettivi

  • I membri del gruppo vengono posti di fronte ad una serie di credenze e opinioni.

  • Vengono sviluppate l’assertività e le capacità comunicative. 

  • I partecipanti hanno la possibilità di confrontarsi fra loro circa modi distorti di pensare ed apprendere, nonché la possibilità di attuare dei cambiamenti.

  • I partecipanti vengono incoraggiati a considerare come i luoghi comuni influenzino il loro comportamento aggressivo.


Tempo richiesto

  • 90 minuti


Materiali

  • Copie dell’estratto del SAQ per ogni facilitatore del gruppo.

  • Due cartelloni - uno con su scritto “d’accordo” e l’altro “disaccordo” 

  • Un ampio spazio in cui i membri possano muoversi (si possono spostare le sedie e altri mobili).

   SCHEDA ACCORDO/DISACCORDO

Metodo

  • Uno dei facilitatori del gruppo presenta l’esercizio chiedendo cosa si intende per “atteggiamenti” e perché essi sono importanti. La breve discussione elicita risposte quali “opinioni generali, credenze radicate, il nostro modo di vedere le cose” ecc. e “perché essi influenzano il nostro modo di pensare e comportarci”. Vengono poi sollecitati degli esempi di come questo si possa correlare con il crimine sessuale (es. se un uomo crede che le donne che indossano la minigonna vogliono fare sesso, allora egli sarà più a rischio di commettere uno stupro; se qualcuno crede che un abuso non provochi un danno al bambino egli sarà più a rischio di commetterne ancora…). 

  • Si dirà al gruppo che farà un esercizio sulle credenze e gli atteggiamenti comuni radicati e si sottolinea la necessità di essere sinceri. Gli si dirà che l’esercizio può produrre opinioni diverse, ma che è importante che ognuno condivida le proprie opinioni e pensieri e ascolti quelli degli altri, anche se non è d’accordo. 

  • I partecipanti saranno al centro della stanza e i due facilitatori staranno al lato opposto della stanza, vicino a uno dei cartelloni. Il facilitatore spiega che essi leggeranno un insieme di atteggiamenti radicati e per ogni affermazione i partecipanti dovranno muoversi sul lato D’ACCORDO della stanza, se sono d’accordo con essa, mentre se non sono d’accordo andranno sul lato opposto. Essi potranno muoversi al centro della stanza se la risposta è “non so”. Verrà enfatizzato il fatto che essi dovranno basarsi sui loro pensieri e non solo adattarsi a quelli degli altri.

  • La prima regola è leggere una delle domande del SAQ e fare in modo che i partecipanti si muovano per indicare il loro livello di accordo o disaccordo. Quando tutti i partecipanti avranno scelto la loro posizione, ad almeno un partecipante per ogni lato della stanza si dovrà chiedere di spiegare perché essi hanno fatto quel tipo di scelta. Si dovranno spronare al dibattito e mettere in discussione i loro punti di vista, facendosi forza a vicenda se è il caso. I facilitatori del gruppo guidano la discussione e incoraggiano i soggetti che esprimono atteggiamenti adeguati. 

  • Ogni componente che desidera cambiare i propri pensieri dovrà essere incoraggiato a muoversi sul lato opposto della stanza.

  • Dopo la discussione di ogni item i partecipanti tornano al centro della stanza e si ripete il procedimento. I facilitatori potrebbero dare la priorità ad alcune domande, se il dibattito si dilunga oltre il tempo stabilito. I partecipanti torneranno a sedersi e commenteranno ciò che hanno appreso dell’esercizio. 


Note ai facilitatori

  • I facilitatori devono conoscere bene le risposte accettabili ad ognuna delle domande. È importante che la maggior parte delle provocazioni sia indotta dagli stessi componenti del gruppo (particolarmente coloro che esprimono atteggiamenti adeguati). 

  • Comunque, i facilitatori dovrebbero essere preparati a guidare la discussione se necessario, per assicurare che gli atteggiamenti distorti siano adeguatamente messi in discussione.

  • Alcuni partecipanti potrebbero tendere a rimanere in disparte in attesa di osservare le scelte degli altri, allo scopo di adeguarsi alla maggioranza. Questi dovranno essere incoraggiati a considerare il loro punto di vista, chiedendo loro di spiegare i motivi della loro incertezza e cosa gli impedisce di prendere una decisione. I partecipanti dovrebbero sapere che dovranno fornire una spiegazione relativamente alla loro scelta.

  • I partecipanti trovano questo esercizio meno minaccioso di quello in cui devono descrivere il loro stesso comportamento ed è quindi un’utile introduzione. I facilitatori dovrebbero far riferimento al lavoro futuro sugli atteggiamenti e sui cicli di abuso per aiutare i partecipanti a comprendere meglio le finalità dell’esercizio. 

  • I componenti del gruppo con difficoltà percettive o motorie potrebbero disporre di assistenza o flessibilità rispetto al modo in cui viene svolto l’esercizio. 

  • Questo esercizio può essere ripetuto, o in questa forma o con una versione meno attiva, come parte degli esercizi tematici delle “distorsioni cognitive” o come riscaldamento per altri esercizi attivi/role play.

Sexual Attitude Questionnaire - 2

Obiettivo principale

Fornisce ai partecipanti diverse occasioni per mettere in pratica l’individuazione delle distorsioni cognitive, attuare delle provocazioni sui pensieri distorti proposti dagli altri e rinforzare le capacità interpersonali. 


Ulteriori obiettivi 

Una forma abbreviata di questo esercizio è utile come inizio di un role play sull’elaborazione di vissuti più critici. 


Tempo richiesto

60 minuti o meno qualora utilizzato come esercizio preparatorio di un role play 


Metodo

L’esercizio può essere ripetuto nella forma attiva, in cui i componenti del gruppo camminano in tondo e indicano il loro grado di accordo o disaccordo. Esso può anche essere usato nel format di una discussione generale, o in piccoli gruppi, nonché come lavoro individuale. Esso può anche essere fatto ad hoc per mettere in crisi particolari tipi di distorsioni (es. specifici per l’offesa o biasimare la vittima) selezionando delle domande specifiche dal SAQ. 


Note per i facilitatori

  • I facilitatori dovrebbero scegliere le domande che riflettono i bisogni individuali dei partecipanti individuati all’interno del blocco.

  • I partecipanti trovano questo esercizio meno minaccioso rispetto a quelli in cui devono descrivere il loro comportamento ed è quindi utile utilizzarlo nella fase d’inizio di un incontro.

Completamento frasi   

Obiettivo principale

Consentire ai partecipanti di identificare errori di pensiero circa l’abuso sessuale. 


Ulteriori obiettivi

Consentire ai partecipanti di mettere in crisi i pensieri che sostengono l’offesa.


Tempo richiesto

30-45 minuti 

Grazie 


Materiali

  • Foglio in cui sono elencate delle affermazioni 

  • Penne (dello stesso colore)

  • Cartellone/pennarelli 


Metodo

Ogni componente del gruppo avrà un foglio contenente delle affermazioni da completare e gli si chiederà di individuare quante più risposte è possibile per ogni domanda (sono consentiti 10 minuti di lavoro individuale). I fogli completi sono poi collocati al centro della stanza, capovolti. 

I facilitatori del gruppo li mischieranno e i partecipanti selezioneranno in modo casuale un foglio per volta (se i soggetti selezioneranno il loro stesso lavoro dovranno tenere questa informazioni per sé). Per ogni affermazione, i facilitatori del gruppo chiederanno ai partecipanti di leggere le risposte che hanno trovato sul foglio e i punti chiave sono appuntati sul cartellone. Mentre viene letta ogni nuova risposta, si chiede ai partecipanti di manifestare per alzata di mano il loro accordo, disaccordo o insicurezza. Si chiede di indicare la ragione della loro scelta ed “i pro e i contro” sono discussi finché non si raggiunge una risposta comune.   


I facilitatori dovrebbero riscrivere ogni affermazione su un lucido e corredarla delle risposte adeguate emerse dalla discussione. 


Note per i facilitatori 

  • I facilitatori dovrebbero assicurare la partecipazione di tutti i componenti. 

  • Il dibattito e le provocazioni tra i partecipanti deve essere incoraggiato, ma i facilitatori dovrebbero essere preparati a guidare la discussione, ove necessario, per consentire che vengano accolte le idee adeguate.

  • È bene ricordare ai partecipanti che lo scopo dell’esercizio è quello di analizzare una serie di opinioni e migliorare la loro comprensione circa l’abuso sessuale. Si incoraggia la provocazione all’interno del gruppo, ma i facilitatori dovrebbero assicurare che gli individui, soprattutto i partecipanti ansiosi, non si sentano attaccati o ridicolizzati per le loro opinioni. 

  • Potrebbe essere necessario un aiuto ulteriore per quei soggetti con problemi di alfabetizzazione.

  • Non necessariamente si deve completare il foglio. È probabile che la discussione si dilunghi su alcuni item piuttosto che su altri. I facilitatori devono aver ben presente lo scopo principale, ossia identificare e creare la dissonanza.  

  • È importante che i partecipanti conservino i fogli completati nelle loro cartelline.

INTERESSI SESSUALI DEVIANTI 


Razionale

In passato dominava l’idea che l’abuso sessuale fosse esclusivamente sostenuto da motivazioni sessuali. Oggi sappiamo che non è così, ma gli interessi sessuali devianti sono ancora considerati un preciso fattore di rischio correlato al comportamento sessuale abusante, ossia uno di quegli aspetti su cui è necessario e auspicabile realizzare un cambiamento, al fine di ridurre il rischio di recidiva. Diversi autori hanno evidenziato come il desiderio sessuale deviante costituisca il principale fattore predittivo di recidiva del comportamento sessuale abusante. In fase d’assessment è pertanto fondamentale compiere un’analisi accurata degli interessi sessuali attraverso il colloquio clinico e/o utilizzando test dedicati. 


Gli esercizi all’interno di questa sezione sono designati ad incrementare la comprensione dei partecipanti circa i collegamenti tra i pensieri sessuali, le fantasie e i comportamenti di offesa, nonché identificare le strategie di coping utili per gestire i problemi derivanti dall’eccitazione.


Gli aggressori sessuali potrebbero inizialmente essere riluttanti a conoscere o discutere la rilevanza di questi problemi. Si dovrebbe enfatizzare il fatto che gli obiettivi del gruppo sono quelli di aiutarli a far fronte ad una serie di problemi rilevanti per il crimine sessuale commesso, tra cui i pensieri e le fantasie sessuali. È utile fare dei riferimenti a quanto emerso dai gruppi di lavoro precedenti, correlati al modo in cui pensieri e le emozioni possono influenzare il comportamento. Si sottolinea che lo scopo degli esercizi è quello di migliorare le capacità dei partecipanti di identificare i potenziali problemi (per discriminare tra pensieri sessuali adeguati e non, rispetto al rischio) e per incrementare il loro livello di capacità di coping. 


Inoltre, è importante sottolineare che il dominio degli interessi sessuali devianti può essere più o meno rilevante per alcuni membri del gruppo, rispetto ad altri. Un’eccessiva focalizzazione e discussione sui contenuti delle fantasie devianti non è adeguata, e pertanto è da evitare. 

Questi esercizi non hanno lo scopo di approfondire i problemi individuali nel dettaglio. Se emergono problemi di ipersessualità o parafilie (compresa la difficoltà a controllare il desiderio e l’eccitazione sessuale all’interno delle sessioni di gruppo), l’aggressore sessuale deve discutere di tali difficoltà all’interno del lavoro individuale parallelo, se già operativo, oppure il facilitatore dovrà concordare con lo staff l’avvio di un lavoro individuale ad hoc. 


Durante il completamento di questi esercizi si dovranno fare dei collegamenti ai problemi correlati alle distorsioni cognitive, al livello di rischio, all’empatia per la vittima e al proprio funzionamento sociale. 


Lista di esercizi

  • Discussione sui pensieri/fantasie sessuali

  • Discussione sui pensieri/fantasie sane/insane 

  • I segnali fisici

  • Collegamenti tra pensieri/fantasie e le offese

  • Il diario delle fantasie

  • Affrontare e controllare la fantasia

Discussione sui Pensieri/Fantasie Sessuali

Obiettivo principale

Permettere ai partecipanti di individuare i fattori che innescano la loro fantasia sessuale


Ulteriori obiettivi

  • Comprendere il significato del termine “fantasia”.  

  • Identificare le funzioni delle fantasie sessuali e non sessuali

  • Sensibilizzare i partecipanti a discussioni appropriate sulle fantasie sessuali 

  • Sviluppare le capacità di ascolto, la comunicazione e le capacità empatiche


Tempo richiesto

45 minuti


Materiali

  • Cartellone

  • Penne

  • Cartelline individuali 


Metodo

I partecipanti sono divisi in coppie e discutono i sogni, i desideri e le fantasie non sessuali più frequenti per loro, per pochi minuti (es. vincere alla lotteria, ottenere una promozione, andare in vacanza, diventare uno scienziato famoso). La discussione effettuata in coppia viene rimandata al gruppo e uno dei facilitatori sollecita una discussione sullo scopo di tali sogni ad occhi aperti (es. rallegrarsi, avere uno scopo per, distrarsi dalla vita quotidiana, qualcosa che vorresti avvenisse, aiutare a pianificare come raggiungere un obiettivo).


Si chiede ai partecipanti di individuare il tempo speso in questi sogni, quanto sono vividi nella loro mente e quanto spesso la fantasia si traduce in realtà. Questo mette in luce le differenze tra i partecipanti nell’uso dell’immaginazione.


L’altro facilitatore del gruppo chiede cosa significa il termine “fantasia sessuale” e scrive le risposte sul cartellone (queste risposte dovrebbero mettere in luce sia le fantasie sessuali in generale, sia quelle relative all’offesa). Si consegna ai componenti un foglio e gli si chiede di scrivere che cosa provoca in loro la fantasia e in quali circostanze essi hanno più probabilità di investire del tempo su di esse.


Il gruppo discute sull’argomento e il facilitatore scrive i temi comuni sul cartellone (es. ricordi, video/tv/giornali/quotidiani, incontrare qualcuno da cui sono sessualmente attratti, sentirsi annoiati/frustrati/soli/arrabbiati/depressi/stressati/eccitati/innamorati, e distinguere quando tutto ciò avviene nel momento in cui è presente la propria partner, oppure in assenza della partner). Si evidenziano le somiglianze e le differenze tra gli individui e i facilitatori sottolineano come la fantasia sessuale sia un’esperienza comune alla maggior parte delle persone, che varia in intensità, dipende dalla situazione, dal tono dell’umore, o da altri fattori, e potrebbe o meno essere basata su un’esperienza reale, concretizzabile o no in futuro. 


Note per i facilitatori

  • I facilitatori dovrebbero essere attenti all’ansia e all’imbarazzo che si potrebbe creare tra i partecipanti affrontando di questi problemi.

  • I facilitatori dovrebbero enfatizzare le differenze tra le persone rispettando i differenti contenuti delle fantasie, la loro frequenza, la loro natura, l’intensità delle stesse e il linguaggio utilizzato per descriverle. 

  • I facilitatori dovrebbero evidenziare le somiglianze tra le persone rispetto agli stimoli che provocano la fantasia, allo scopo di normalizzare le esperienze.

Pensieri/Fantasie Sane/Insane 

Obiettivo principale 

Permettere ai partecipanti di identificare le fantasie sessuali adeguate e non adeguate


Ulteriori obiettivi

  • Far capire ai partecipanti che non tutte le fantasie sono sbagliate o dannose

  • Far riconoscere ai partecipanti il ruolo che alcune fantasie hanno nell’elicitare l’offesa

  • Far comprendere ai partecipanti che le fantasie possono rinforzare i pensieri distorti


Tempo richiesto

45-60 minuti


Materiali

Cartellone e pennarelli


Metodo

Uno dei facilitatori del gruppo chiede quando e come le fantasie sessuali diventano problematiche (es. quando esse diventano ossessive, interferiscono con la vita quotidiana, conducono all’offesa oppure rinforzano gli interessi devianti, …). Questo dovrebbe condurre a comprendere che certe fantasie sono “sane” o “adeguate” mentre altre sono “insane” o problematiche. Si dovrebbe specificare che non è la sola fantasia a condurre all’offesa, ma che anche l’emozione a cui è associata può diventare problematica (es. fantasie che coinvolgono la rabbia). 


Il gruppo viene quindi diviso in due piccoli sottogruppi e ad ognuno si consegna un foglio. Si chiede a uno dei sottogruppi di individuare e descrivere le fantasie “sane”, mentre l’altro sottogruppo lavora su quelle “insane”. Al termine, ogni sottogruppo presenta la sua lista e motiva le sue scelte. Dalla discussione possono scaturire delle aggiunte o delle modifiche alle liste stesse. Questo dovrebbe esitare nell’individuazione delle fantasie sane come quelle che sono legate ad un’attività sessuale con un individuo di un’età adeguata ad esprimere il suo consenso (vedi paragrafo “La normativa italiana”). Le fantasie insane dovrebbero essere identificate come quelle che conducono ad un’attività coercitiva o illegale, e all’abuso di soggetti che sono troppo giovani, vulnerabili o limitati, in una posizione di minor potere o incapaci di dire no. Sono considerate inadeguate quelle fantasie associate alla rabbia, strettamente collegate ai pattern di offesa tanto da incrementare il desiderio di ri-offesa, e quelle che avvengono così frequentemente da interferire con la vita quotidiana o che conducono ad un costante eccitamento. 


Si dovrebbe discutere l’effetto della fantasia sulla masturbazione o sulle altre attività sessuali (es. la masturbazione di fronte a fantasie che la rinforzano) e si dovrebbe fare un collegamento con altre esercizi già effettuati come ad esempio: il “mio ciclo”, sulla base del modello ABC. La discussione dovrebbe anche mettere in luce il ruolo delle fantasie inadeguate nel rinforzare le distorsioni cognitive e i deficit di empatia.


Note per i facilitatori 

  • Si dovrebbe evidenziare l’importanza di controllare la fantasia per ridurre il rischio

  • La discussione non dovrebbe consentire di analizzare nel dettaglio i contenuti delle fantasie e i facilitatori dovrebbero essere attenti ad osservare che i partecipanti non mostrino un’eccitazione eccessiva.

I problemi identificati con le fantasie dovrebbero condurre ad un ulteriore lavoro individuale.

I segnali fisici

Obiettivo principale

Permettere ai partecipanti di individuare i segnali corporei innescati da una loro fantasia sessuale


Ulteriori obiettivi

  • Soffermarsi sulle sensazioni corporee

  • Soffermarsi sulla non casualità del comportamento d’abuso

  • Sensibilizzare i partecipanti a discussioni appropriate sulle fantasie sessuali 

  • Sviluppare le capacità di ascolto, la comunicazione e le capacità empatiche


Tempo richiesto

45 minuti


Materiali

  • Cartellone

  • Penne

  • Fogli di lavoro individuali

  • Cartelline individuali 


Metodo

Si invitano i partecipanti a recuperare la propria catena decisionale, in particolare la fase dell’antecedente dell’ABC + CESPA relativamente al desiderio. 

Si riprende quanto emerso per ogni partecipante relativamente al desiderio sessuale e il modello CESPA, già declinato, si arricchisce, per quanto riguarda il contesto (C) delle fantasie e dei segnali fisici.


Si chiede ai partecipanti di ripensare ai segnali fisici che erano presenti al momento che si è avvertito il desiderio ed elencarli nella nuova scheda che sarà poi completata con gli altri aspetti già considerati. Questo mette in luce le differenze tra i partecipanti rispetto ai segnali raccolti e permette di registrare sul corpo dei cambiamenti.


Il gruppo discute sull’argomento e il facilitatore scrive i segnali fisici individuati da ognuno sul cartellone (es. sudorazione, tachicardia, ecc.). Si evidenziano le somiglianze e le differenze tra gli individui e i facilitatori sottolineano come questi segnali costituiscano l’ultima possibilità di arresto rispetto all’impianto d’abuso che si sta strutturando. È utile sottolineare come tendenzialmente questi  segnali non vengano raccolti e non costruiscano, nel caso di comportamenti d’abuso, dei campanelli d’allarme da non sottovalutare. 


Note per i facilitatori

  • I facilitatori dovrebbero essere attenti all’ansia e all’imbarazzo che si potrebbe creare tra i partecipanti affrontando questi problemi.

  • I facilitatori dovrebbero enfatizzare le differenze tra le persone, inducendo al rispetto.

  • I facilitatori dovrebbero evidenziare le somiglianze tra le persone rispetto agli stimoli che provocano la fantasia, allo scopo di normalizzare le esperienze.

Collegamenti tra Pensieri/Fantasie e l’Offesa

Obiettivo principale

Consentire ai partecipanti di capire il ruolo delle fantasie inadeguate o “insane” nell’offesa.


Ulteriori obiettivi

  • Rinforzare ciò che è stato precedentemente appreso, rispetto all’influenza dei pensieri e delle emozioni sul comportamento sessuale aggressivo
  • Enfatizzare l’importanza di concentrarsi su obiettivi legittimi, appropriati all’attività sessuale
  • Enfatizzare la necessità di gestire adeguatamente i pensieri inadeguati
  • Individuare la presenza di distorsioni cognitive


Tempo richiesto

75 minuti


Materiali

  • Fogli
  • Cartellone/pennarelli


Metodo

I partecipanti vengono divisi in due sottogruppi. Il compito consiste nell’immaginare di essere coinvolti in un dibattito sul ruolo delle fantasie sessuali e sulla loro correlazione con l’offesa sessuale. Si chiede ad uno dei sottogruppi di considerare gli argomenti a “favore” (es. le fantasie

sono correlate all’offesa), mentre l’altro sottogruppo propone argomenti che sostengono l’idea che le fantasie non sono correlate all’offesa. Le loro idee saranno scritte su un foglio.

Le due liste completate saranno esposte ai partecipanti per la discussione. La discussione sarà focalizzata sul ruolo delle fantasie nell’incremento dell’eccitazione sessuale e della disinibizione, nel rinforzo di distorsioni cognitive, nell’“affievolirsi” dell’empatia per la vittima, nel progressivo

emergere di comportamenti “rischiosi” (Es. la masturbazione, la preparazione o la scelta della vittima, …). Si sottolinea che le fantasie che possono favorire la recidiva sono quelle insane.

I facilitatori del gruppo si soffermano sul ruolo di pensieri e fantasie emersi dopo aver commesso l’offesa (es. fantasia rispetto all’offesa in sé, masturbazione di fronte al pensiero dell’offesa agita, modificare alcuni dettagli dell’offesa per evitare sentimenti di colpa o rendere la stessa più

eccitante). Si discute l’impatto che tutto ciò può avere nella recidiva.

Sul cartellone si elencano i possibili segnali di avvertimento, che possono incrementare il rischio, in quanto correlati alla fantasia sessuale (es. aumento significativo della preoccupazione sessuale o di un ricorso più frequente alle fantasie, cambiamenti del tono dell’umore,

modificazione dei contenuti delle fantasie per renderle più insane). Una copia dell’elenco è consegnato ai partecipanti per inserirlo nelle cartelline individuali.


Note ai facilitatori

  • I facilitatori dovrebbero assicurarsi che i componenti siano in grado di correlare la discussione alle loro stesse offese ed evitare un’eccessiva focalizzazione sui contenuti delle fantasie.
  • I facilitatori dovrebbero individuare quei partecipanti che sembrano avere delle difficoltà nell’inibire l’eccitazione sessuale durante la discussione e considerare la possibilità di un lavoro individuale ulteriore (interventi psicologici o farmacologici mirati al controllo degli impulsi)

Diario delle Fantasie Sessuali

Obiettivo principale

Permettere ai partecipanti di individuare i fattori che innescano la loro fantasia sessuale


Ulteriori obiettivi

  • Prendere contatto con le proprie fantasie

  • Identificare le funzioni delle fantasie sessuali e non sessuali

  • Sensibilizzare i partecipanti a discussioni appropriate sulle fantasie sessuali 

  • Sviluppare le capacità di ascolto, la comunicazione e le capacità empatiche


Tempo richiesto

45 minuti


Materiali   

  • Scheda individuale

  • Penne

  • Cartelline individuali 

  • Cartellone


Metodo

I partecipanti sono sollecitati a riflettere sulle fantasie sessuali più frequenti per loro.

Si chiede ai partecipanti di individuare il tempo speso in queste fantasie, quanto sono vivide nella loro mente e quanto spesso la fantasia voglia essere tradotta in realtà. Questo mette in luce le differenze tra i partecipanti nell’uso dell’immaginazione.


Si consegna ai partecipanti un foglio di lavoro su cui dovranno annotare, secondo il modello CESPA: il giorno e l'ora in cui hanno pensato ad una fantasia sessuale, i pensieri che la compongono, il contesto, lo stato d’animo e come tutto ciò sia stato gestito. Il lavoro può essere contestualizzato al presente e poi riportato al momento dell’offesa.


I facilitatori, dopo essersi accertati dell’impatto emotivo del lavoro, possono lasciarlo come compito da completare per la settimana successiva.


Ogni partecipante riporta al gruppo il proprio lavoro e i temi comuni sono riportati sul cartellone (es. ricordi, video/tv/giornali/quotidiani, incontrare qualcuno da cui sono sessualmente attratti, sentirsi annoiati/frustrati/soli/arrabbiati/depressi/stressati/eccitati/innamorati). Si evidenziano le somiglianze e le differenze tra gli individui e i facilitatori sottolineano come la fantasia sessuale sia un’esperienza comune alla maggior parte delle persone, che varia in intensità, dipende dalla situazione, dal tono dell’umore, o da altri fattori, e potrebbe o meno essere basata su un’esperienza reale, concretizzabile o no in futuro. 


Note per i facilitatori

  • I facilitatori dovrebbero essere attenti all’ansia e all’imbarazzo che si potrebbe creare tra i partecipanti affrontando di questi problemi.

  • I facilitatori dovrebbero enfatizzare le differenze tra le persone rispettando i differenti contenuti delle fantasie, la loro frequenza, la loro natura, l’intensità delle stesse e il linguaggio utilizzato per descriverle. 

  • I facilitatori dovrebbero evidenziare le somiglianze tra le persone rispetto agli stimoli che provocano la fantasia, allo scopo di normalizzare le esperienze.

RICONOSCIMENTO E GESTIONE DEGLI STATI EMOTIVI

Razionale

Le difficoltà di riconoscimento e di gestione delle emozione costituiscono due dei fattori di rischio dinamici di recidiva (Thornton 2002; Hanson e Harris 2001; Rosso, Garombo, Furlan 2010). Secondo la teoria integrata di Ward e Beech del 2006 il patrimonio genetico, lo sviluppo dei sistemi neurobiologici e l’apprendimento sociale orientano la formazione di tre sistemi neuropsicologici interdipendenti: 

  • Motivazione/emozione

  • Percezione e memoria

  • Selezione e controllo dell’azione.

Un anomalo funzionamento, anche solo in uno dei tre sistemi neuropsicologici, può compromettere il funzionamento adattivo della persona. 

Le ricerche e le evidenze cliniche mostrano come gli autori di reati sessuali presentino deficitarietà in questo campo, a partire dal riconoscimento degli stati emotivi.

Le emozioni sono collegate alla storia di vita e al suo andamento, alle situazioni che ogni giorno siamo chiamati a gestire, alle relazioni che instauriamo, alla qualità della vita stessa.

Esse veicolano sempre un significato, decifrarlo significa avere coscienza della loro esistenza. 

Il primo passo per poter controllare le emozioni è porre attenzione agli eventi della vita, e  quali emozioni e vissuti ne scaturiscono. L’emozione va compresa e per poterlo fare occorre contestualizzarla.

Associare l’emozione al contesto dalla quale scaturisce, consente di fare il passo successivo, ossia gestire le emozioni negative in modo funzionale. Per fare ciò, occorre capire quali comportamenti disfunzionali vengono messi in atto a fronte di una precisa emozione e quali altre alternative si hanno a disposizione.


Gli autori di reati sessuali in seguito alle difficoltà che incontrano nelle relazioni con le persone, agiscono spesso azioni sessualizzate come modo distorto di fare fronte al bisogno, generalmente non riconosciuto, d’intimità (Cortoni 1995). Quindi, gli autori di reati sessuali frequentemente:

  1. sono incapaci di esprimere fisicamente l’affetto;
  2. sono incapaci di esprimere se stessi in modo autentico;
  3. hanno scarsa capacità di risoluzione dei conflitti (Ward 2000).

La storia di queste persone è spesso caratterizzata da relazioni sentimentali fallimentari e riduzione della stima di sé; da evitamento difensivo delle relazioni con senso di solitudine e stati emotivi negativi; da contatti selettivi con persone con bassa autostima che permettono di evitare i sentimenti d’insicurezza, ma riducono la possibilità di costruire una relazione intima. In sintesi, l'assenza di relazioni affettive o relazioni insoddisfacenti sono un fattore di rischio che può portare a commettere un’aggressione (Ward 2000).


Elenco esercizi:

  • Riconoscimento emozioni negative 1

  • Riconoscimento emozioni negative 2

  • Controllo emozioni negative

Riconoscimento emozioni negative 1

Obiettivo principale 

Consentire ad ogni partecipante il raggiungimento di una comprensione delle proprie emozioni negative e della possibilità di farvi fronte, senza permettere che queste prendano il sopravvento.


Ulteriori obiettivi

  • Apprendere le giuste tecniche per imparare a gestire le emozioni

  • Sviluppare la consapevolezza che è possibile imparare a convivere con esse, in modo che non prendano il sopravvento e non abbiano il controllo sulla nostra vita.

  • Sviluppare adeguate tecniche di problem solving

  • Giungere all’accettazione dei propri stati d’animo


Tempo richiesto

45 minuti


Materiali 

  • Schema ABC+CESPA

  • Cartellone

  • Fogli e penne

  • pennarelli 


Metodo

Per lavorare sugli aspetti emotivi occorre riprendere il modello ABC+CESPA in quanto permette di contestualizzare e una fare un’analisi di una situazione per evidenziare l’azione disfunzionale.  Il facilitatore elenca su un cartellone le 6 principali emozioni (rabbia, paura, tristezza, gioia, disgusto, sorpresa), Si chiede ai partecipanti di focalizzare l’attenzione su un’esperienza che ha prodotto un comportamento negativo e di individuare tra le 6 emozioni elencate, quali siano presenti nella precisa situazione.

I partecipanti lavorano individualmente per costruire la rappresentazione della loro catena decisionale relativa ad una specifica situazione. 

Si inizia dalla colonna B (comportamento) e si analizza il contesto “C”, l’emozione “E”, il pensiero “P” e si conclude con l’azione negativa intrapresa. 

Uno dei facilitatori farà riflettere in modo particolare sullo stato d’animo, che ha caratterizzato quel preciso momento in quanto motore del successivo comportamento.

Quando tutti i partecipanti avranno compilato la colonna B del modello si passa al dettaglio della  colonna C dell’ABC, ossia alle conseguenze dell’azione e anche in questo caso sarà utile identificare lo stato emotivo. 

In ultimo si passa alla colonna A dell’ABC che rappresenta l’antecedente all’evento. 

Uno dei facilitatori porterà l’attenzione dei partecipanti sullo stato emotivo che ha caratterizzato l’antecedente in quanto fattore scatenante del comportamento negativo. 

Al termine dell’analisi si potrà riflettere e ricercare modalità più funzionali per la gestione dell’emozione negativa e si aprirà una discussione con tutti i partecipanti. 

Ogni parte del lavoro viene individualmente presentato a tutto il gruppo, guidati da uno dei facilitatori. I facilitatori invitano colui che ha presentato il lavoro a fare commenti, successivamente gli altri partecipanti potranno fare domande ed osservazioni prima che il resto del gruppo faccia, a sua volta, domande e commenti. Questa discussione può far emergere ulteriori dettagli di pensiero, emozioni e comportamenti e generalmente una maggiore informazione circa la frequenza e la natura del comportamento. Seguendo i suggerimenti del gruppo, i partecipanti dovranno aggiungere queste informazioni nella propria catena decisionale indicandole in colore differente. 


Al fine di facilitare il lavoro si propone un esempio da seguire nell’utilizzo del modello ABC+CESPA



COLONNA B del MODELLO ABC

  • C: ho avuto una lite con mio padre per il lavoro. Sostiene che sia un buono a nulla e che non ho imparato nulla da lui. 

  • E: rabbia, ansia, frustrazione.

  • S: prurito alle mani

  • P: è sempre la solita storia, non valgo niente

  • A: chiamo Alex e gli dico che ho bisogno di sballarmi. 


COLONNA C del MODELLO ABC

  • C: chiamo Alex ma non lo trovo

  • E: rabbia, odio, 

  • S: senso di vuoto interiore

  • P: sono solo

  • A: comincio a vagare da solo di notte e a ruminare sulle mie disgrazie 


COLONNA A del MODELLO ABC

  • C: il mio fratellastro ha appena avuto una promozione, che lo porterà a guadagnare moltissimi soldi 

  • E: frustrazione, invidia, rabbia

  • S: dolore allo stomaco

  • P: lui è sempre stato il preferito di papà, da quando é nato io non esisto

  • A: chiamo mio fratello per condividere tutta la mia disapprovazione rispetto al modo subdolo in cui mi ha portato via l’amore di papà.

Riconoscimento emozioni negative 2

Le emozioni negative si associano spesso alle distorsioni cognitive e a convinzioni errate su se stessi e sul mondo che le sostengono. 

Il primo passo per poter controllare le emozioni è analizzare quali di queste distorsioni fanno parte del nostro bagaglio di esperienza e provare a metterla in discussione, attraverso un confronto con il mondo esterno. 


Obiettivo principale 

Consentire ad ogni partecipante il raggiungimento di una comprensione delle proprie cognizioni negative, che sostengono e danno forza e valore alle emozioni che le accompagnano.


Ulteriori obiettivi

  • Apprendere le giuste tecniche per imparare a gestire le emozioni

  • Sviluppare la consapevolezza che possiamo imparare a convivere con esse, in modo che non prendano il sopravvento e non abbiano il controllo sulla nostra vita.

  • Sviluppare adeguate tecniche di problem solving

  • Giungere all’accettazione delle stesse, attraverso il confronto con gli altri 


Tempo richiesto

45 minuti


Materiali 

  • Scheda sulle distorsioni negative legate alle emozioni negative

  • Fogli e penne


Metodo

Role play

Si seleziona dall’elenco delle affermazioni circa le emozioni negative una affermazione emersa nelle discussioni precedenti in relazione ad un particolare episodio portato da uno dei partecipanti al gruppo. Uno dei facilitatori descrive l’episodio e chiede al gruppo di costruire una rappresentazione. Il protagonista di quell’episodio diventa il regista, che segue i personaggi e li indirizza nell’espressione delle giuste emozioni negative sperimentate.

I partecipanti interpretano i diversi personaggi della storia. Al termine della rappresentazione il protagonista e i diversi personaggi dovranno esprimere il loro stato d’animo e l’impatto che l’evento ha avuto nell’interpretazione dei vari personaggi.  


Note per i facilitatori 

  • Questo esercizio può provocare emozioni negative (es. rabbia, frustrazione) e pensieri mirati all’autoinganno e alla distorsione cognitiva. 

  • È molto importante che i facilitatori sostengano i partecipanti nella comprensione delle catene decisionali erronee e disfunzionali.

  • Il protagonista potrebbe non identificarsi in colui che lo rappresenta. É molto importante che riconosca i vari passaggi dell’escalation emotiva. 

Controllo emozioni negative   

Obiettivo principale 

Consentire ad ogni partecipante di essere consapevole che ogni emozione negativa si associa a particolari catene di eventi, di cui spesso non siamo in grado di coglierne fattori di rischio e di protezione. 

  Affermazioni circa le emozioni negative


Ulteriori obiettivi

  • Apprendere che l’evitamento non è funzionale 

  • Sviluppare la consapevolezza che le emozioni negative vengono talvolta esacerbate per ottenere un effetto sugli altri 

  • Sviluppare nuove e più adeguate strategie di coping

  • Giungere alla capacità di chiedere aiuto per farvi fronte 


Tempo richiesto

60 minuti


Materiali 

Scheda vantaggi/svantaggi 


Metodo

Raggiunta la consapevolezza dei propri meccanismi disfunzionali utilizzati per la gestione delle emozioni negative, si chiede ai partecipanti di focalizzare l’attenzione sulla propria esperienza e di individuare quali siano i vantaggi e gli svantaggi che derivano dall’utilizzo di tali sistemi.

Gli si chiede di compilare la scheda in allegato e di condividerla con il gruppo, al fine di favorire il confronto. 


Note per i facilitatori 

  • Questo esercizio può provocare difficoltà nel riconoscere dei vantaggi nella strumentalizzazione di emozioni negative

  • È molto importante che i facilitatori sostengano i partecipanti nella comprensione del fatto che le emozioni negative sono spesso sostenute da vantaggi secondari, cui difficilmente si presta attenzione, 


Gli esercizi consentono di evidenziare partecipanti al gruppo più capaci di gestire le emozioni, ossia coloro che possono assumere ruoli “high focus” e altri, meno capaci “low focus”. 

I ruoli “high focus” sono più centrali e comprendono la capacità di ricezione di messaggi emotivamente forti. Tali ruoli potrebbero includere la vittima ed altri ruoli relativi alla scena dell’offesa. I ruoli “low focus” sono meno centrali. Essi potrebbero includere i ruoli dell’osservatore o un ruolo “d’ombra” rispetto ad altri partecipanti al role play. 


Note 

Le tecniche di role play, il gioco di ruolo, l’intervista e le sculture sono molto dirompenti e possono provocare delle emozioni forti. Mentre queste potrebbero essere utili nel promuovere l’empatia, potrebbero anche precipitare, in alcuni aggressori sessuali, in meccanismi di coping negativi, come pensieri di biasimo nei confronti della vittima o comportamenti dannosi (es. telefonare alla sua famiglia per scusarsi dell’abuso oppure comportamenti di autolesionismo). Questo è importante in vista della ricerca di Beckett et al. (1994) che il focalizzarsi sull’empatia della vittima ad uno stadio troppo precoce del processo di cambiamento per un individuo può essere controproducente e produrre un aumento dell’autodifesa o dell’attribuzione delle responsabilità alla vittima. 


I facilitatori devono ridurre al minimo il rischio di questi effetti evitando di fare troppe pressioni, o di sollecitare prematuramente i partecipanti, particolarmente se ansiosi o qualora stiano ancora manifestando sentimenti forti circa le loro stesse esperienze di abuso. C’è chiaramente una differenza tra chiedere agli individui di adottare un ruolo per un periodo di tempo sufficientemente lungo da permettere loro di identificare ed esperire emozioni adeguate e lasciare invece che il disagio raggiunga livelli controproducenti. I facilitatori dovrebbero essere attenti sia nell’”affidare un ruolo” ai partecipanti, sia nel “toglierlo” in momenti adeguati degli esercizi. 


I facilitatori del gruppo dovrebbero essere abili nell’individuare i differenti metodi di apprendimento, descritti nei manuali, e durante il pre-group occorre pianificare ed individuare ogni specifico adattamento al fine di gestire le difficoltà emotive che potrebbero essere provocate da tale lavoro (es. un supporto ulteriore nel caso emergano i problemi di vittimizzazione personale o se vengono suscitate forti emozioni negative, difficili da affrontare per i membri). In pratica, i facilitatori devono tenere ferma l’attenzione sui temi “Salute” e “Sicurezza” nell’uso di determinati strumenti. 


Allo stesso modo, il processo di selezione del gruppo deve individuare quegli individui che sono inadatti ad essere inclusi a causa di altri problemi (es. quelli che mostrano interessi sadici o che non sono in grado di progredire a causa delle loro stesse esperienze di vittimizzazione). Questi ultimi potrebbero essere inclusi dopo un periodo di lavoro terapeutico individuale. 


Lista di esercizi  

  • Ascoltare e rispondere

  • Matrice relazionale 

  • Spazi interpersonali

  • Diagramma rete sociale 1 

  • Diagramma rete sociale 2 (danno)

  • Diagramma rete sociale (sculture)

  • Domande della vittima

  • Lettera di scuse 

  • Video sulle vittime 

  • Cosa rappresenta quell’atteggiamento

EMPATIA PER LA VITTIMA

Razionale 

Il ruolo dei deficit nelle risposte empatiche come mediatori del comportamento sessualmente offensivo è stato ampiamente riconosciuto all’interno di tutti i programmi di trattamento. Il concetto di empatia è stato rivisto per identificare tre elementi distinti, definiti:

  1. Componenti cognitive

  2. Componenti affettive

  3. Comportamenti

Questa visione suggerisce che gli aggressori sessuali potrebbero mostrare deficit in una o più  capacità, tra cui quella di considerare la prospettiva degli altri, di esperire o riconoscere le risposte emotive e di mostrare un comportamento adeguato nei confronti degli altri in base a queste percezioni.


Il legame tra i deficit di empatia e le distorsioni cognitive è stato ampiamente trattato in letteratura (Marshall et al., 1999). Entrambi i domini consentono agli aggressori sessuali di deviare la responsabilità della loro offesa, di negare o trovare giustificazioni circa gli effetti dannosi e, di conseguenza, la riduzione del senso di colpa. Il grado di correlazione tra deficit di empatia generalizzati (deficit nella capacità di rispondere alle persone in generale) o specifici (deficit nella capacità di rispondere alle loro stesse vittime) correla anche con il livello di devianza dell’aggressore sessuale (Fisher, 1997). Questo evidenzia la necessità di includere nel programma un training per acquisire tali capacità, così come l’aumento della consapevolezza rispetto a tali problemi, per gli individui ad alta devianza. Gli scopi dell’intervento sono:

  • incrementare la comprensione delle conseguenze dannose dell’abuso sessuale,

  • essere in grado di tener conto della prospettiva della vittima 

  • dimostrare comportamenti adeguati come risultato.  


Solo il 58% degli stupratori è consapevole, in qualche misura, dei sentimenti provati dalla vittima, tuttavia, nessuno provava empatia per questa. Anche i genitori che commettono abusi fisici tendono ad ottenere un basso punteggio nelle scale di misurazione dell’empatia. I loro figli analogamente hanno bassi punteggi nelle scale che misurano l'empatia e problemi nel comportamento d’autoregolazione . 

La risposta empatica implica la capacità di individuare correttamente i pensieri  (componente cognitiva) e le emozioni di una persona (componente emotiva) (Barnett & Mann, 2012). L’empatia è considerata un mediatore del comportamento prosociale, nonché un fattore fondamentale nel suscitare altruismo e nel bloccare l’aggressività. Elsegood e Duff, attraverso uno studio sui sexual offenders hanno rilevato come questi siano in grado di portare a compimento le loro aggressioni, malgrado gli evidenti segnali di angoscia delle loro vittime, in quanto non capaci di essere empatici. Tale aspetto sarebbe riconducibile all’incapacità di attribuire stati mentali agli altri soggetti (Elsegood & Duff, 2010). Vi sono, tuttavia, dati empirici (Rosso, Sanzovo & Garombo 2012) che inducono a ritenere come le carenze empatiche degli autori di reati sessuali non siano generalizzate, ma correlate alla vittima. Questi studi suggeriscono che gli aggressori sessuali hanno capacità empatiche uguali a quelle dei non aggressori e tuttavia presentano una selettiva scarsa empatia proprio verso le loro vittime. La carenza di empatia vittima specifica potrebbe essere il frutto di una distorsione cognitiva relativa al danno causato, che viene negato. Ciò permette all’aggressore di giustificare, a se stesso e agli altri, i suoi atti trasgressivi, onde evitare senso di colpa e perdita d’autostima. Così, la negazione del danno arrecato impedisce lo sviluppo del processo empatico. A sostegno di quest’ipotesi si rileva che il trattamento volto ad accrescere l’empatia verso le vittime di stupro fa diminuire le distorsioni cognitive negli autori di reati sessuali (Rosso, Sanzovo & Garombo 2012).

Gli esercizi tematici relativi al dominio dell’Empatia per la Vittima presentano sovrapposizioni ed integrazioni a quelli elencati nelle sezioni delle Distorsioni Cognitive e del Funzionamento Sociale. La particolare lunghezza della struttura del programma ciclico ha lo scopo di facilitare lo sviluppo di capacità empatiche in generale, basate anche su esempi di comportamenti adeguati da parte di alcuni membri e delle ripetute discussioni sulle regole del gruppo.

Matrice relazionale   

Obiettivo principale

Consentire ai partecipanti di individuare le varie tipologie di relazioni che hanno con gli altri e di comprendere le differenze. 


Ulteriori obiettivi

I partecipanti possono comprendere come una relazione possa trasformarsi in una relazione abusante. 


Tempo richiesto

30 minuti


Materiali

  • Lucidi/ penne

  • Carta/penne

  • Modello di matrice relazionale 

  • Scheda da consegnare in appendice


Metodo

Uno dei facilitatori chiede al gruppo:“Cos’è una relazione?” e si esplorano i differenti significati collegati al termine e le varie esperienze dei partecipanti. Si evidenziano così differenti tipi di relazione.

Il facilitatore disegna una linea orizzontale sulla lavagna: ad una estremità della linea colloca il termine “distanti” e all’altra estremità il termine “intime”. Si aggiunge poi una dimensione verticale  che separa a metà quella orizzontale. In alto si posiziona il termine “pubbliche”  ed in basso il termine “private”, componendo così una matrice delle relazioni. La stessa matrice viene distribuita ai partecipanti. Essi devono indicare sulla matrice le differenti tipologie di relazioni e presentarle al gruppo. Per ogni relazione ognuno deve discutere la collocazione sull’asse orizzontale (per es. consenso, grado di intimità, contatto, tipo di contatto, livello di intimità emozionale e attaccamento ecc).  


Note ai facilitatori

  • I facilitatori dovrebbero ricordare ai partecipanti la necessità di evitare la discriminazione nel discutere i differenti tipi di relazioni. 

  • Le aree di accordo e disaccordo tra i membri nel decidere dove collocare particolari individui possono essere messe in evidenza e collegate a differenti storie di vita ed esperienze di attaccamento.

Ascoltare e rispondere

Obiettivo principale

Consentire ai membri di accrescere le capacità di comunicazione. 


Ulteriori obiettivi

  • Permettere ai partecipanti di mettere in atto le capacità di ascoltare e di rispondere in modo appropriato.
  • Consentire ai partecipanti di considerare l'impatto dei propri comportamenti sugli altri.


Tempo richiesto

60 - 75 minuti (più la discussione dei compiti)


Materiali

  • penne/fogli

Metodo

Uno dei facilitatori chiede al gruppo di definire l’importanza della comunicazione e di elencare le motivazioni su di un cartellone. I due facilitatori quindi effettuano un role-play di una situazione in cui uno prova a discutere un problema con l'altro che mostra scarse capacità di ascolto (guardare altrove, distrarsi, sbadigliare, guardare l’orologio etc), non mostrando pertanto alcuna risposta empatica e alla fine inizia a parlare di sé stesso e dei suoi problemi. 

I partecipanti discutono di ciò che hanno osservato e sul perché ciò rappresenta una comunicazione carente, evidenziando come i facilitatori, nel role-play, si siano probabilmente sentiti ed indicando come avrebbero potuto sentirsi in una situazione simile. I partecipanti dovranno successivamente riportare degli esempi di buona comunicazione. 


A turno, i partecipanti, divisi in coppie, si ascoltano l’un l’altro mentre discutono un problema che hanno avuto recentemente o un evento importante della loro vita per 5-10 minuti, di fronte al resto del gruppo. Al termine, i partecipanti riferiscono come si sono sentiti in ciascuna delle situazioni e relativamente alle risposte fornite dall’ascoltatore. 


Come esercizio da effettuare durante la settimana, ai partecipanti viene chiesto di osservare scambi comunicativi tra le persone, includendo esempi di buona o carente comunicazione. Questo esercizio dovrebbe includere una componente di “auto-monitoraggio”. Gli esempi dovranno essere riportati per scritto e saranno oggetto di discussione nell’incontro successivo.  


Note ai facilitatori

  • Alcuni partecipanti potrebbero aver bisogno di esercitarsi maggiormente rispetto alla capacità di ascolto. 

  • I facilitatori devono garantire che il compito sia discusso dopo l’apertura nel giorno successivo. 

Spazi interpersonali


Obiettivo principale

Consentire ai partecipanti di valutare come possano avere manipolato il livello di confidenza delle loro vittime interpretando il loro pensiero e nel comportamento d’offesa. 


Ulteriori obiettivi

Consentire ai membri di esplorare l’entità degli spazi interpersonali e le circostanze in cui potrebbero sentirsi a disagio.


Tempo richiesto

75 minuti


Materiali

Spazio idoneo al role-play. 


Metodo

Uno dei facilitatori propone alla discussione il concetto di “spazio personale”. Si predispone il role-play scegliendo due partecipanti che dovranno posizionarsi uno di fronte all’altro, inizialmente separati da una certa distanza, e poi chiedendo ad uno dei due di fare alcuni passi verso l’altro. Al partecipante fermo viene indicato di fermare l’altra persona in avvicinamento quando si sente a disagio. Ai partecipanti si richiede di indicare il momento in cui iniziano a sentirsi a disagio e perché. Si discutono i differenti livelli di avvicinamento/allontanamento, mettendo in luce l’importanza della natura delle relazioni (estranee - intime) e la situazione (per es. un pub affollato, la spiaggia, la propria casa). Queste situazioni possono essere rappresentate da successivi role-plays: ai partecipanti potrebbe, ad esempio, essere richiesto di giocare la scena del treno (es: su un bus/ treno affollato qualcuno si siede vicino e poi confrontare ciò con la situazione bus/treno vuoto e qualcuno si siede nel posto vicino. Confrontare i differenti modi di sentire.

Il gruppo allora considera come le regole suddette sono distorte o non prese in considerazione dagli aggressori sessuali. I partecipanti discutono sui modi in cui hanno ignorato le regole allo scopo di commettere il crimine. 


Note ai facilitatori

Questo esercizio può identificare i modelli di comportamento legati all’abuso e potrebbe essere utilizzato per illustrare i pattern generalizzati di comportamento (per es.: uso di minacce/intimidazione, mancanza di rispetto per gli altri).

Relazioni sociali


Questo esercizio può essere usato anche negli esercizi introduttivi, ma non durante le prime fasi del lavoro di gruppo per evitare che i partecipanti mettano in atto meccanismi difensivi e rinforzino di conseguenza le loro distorsioni. E’ possibile modificare il focus dell’esercizio per promuovere un apprendimento sequenziale, il rinforzo della comprensione emotiva e dell’impegno ad evitare la recidiva. Se utilizzato in uno stadio avanzato del programma l’esercizio può essere usato in modo più provocatorio.  


Obiettivo principale

Consentire ai partecipanti di avere una mappa cognitiva ed emotiva della propria rete sociale.  


Ulteriori obiettivi

  • Consentire ai partecipanti di valutare la propria rete sociale ed affettiva

  • Consentire ai partecipanti di riconoscere quanto sono inseriti nel contesto sociale.


Tempo richiesto

45 minuti  


Materiali

  • Cartellone 

  • carta/penne/cartelline individuali

  • Scheda individuale  

Metodo   

Uno dei facilitatori propone l’esercizio e chiede ad uno dei partecipanti di disegnare sul cartellone 5 cerchi concentrici e dividerli in quattro aree che saranno denominate: familiari, amici, conoscenti, operatori dei servizi.

Ogni partecipante dovrà riprodurre lo stesso grafico su un proprio foglio di lavoro.

È possibile anche consegnare un foglio di lavoro prestampato, qualora in gruppo siano presenti soggetti con scarse competenze.(vedi foglio di lavoro successivo)

Ogni partecipante dovrà inserire al centro dei cerchi il proprio nome e per ognuna delle quattro aree indicare il nome delle persone sulla base della vicinanza emotiva. 

Uno dei facilitatori chiede di collegare tra di loro sulla base della conoscenza reciproca in modo che si crei una rete più o meno fitta di relazioni.

L’altro facilitatore propone una discussione in merito rimandando l’importanza della rete sociale in cui ognuno di noi è inserito e dei rapporti sociali. 


Ogni partecipante discute il proprio lavoro in gruppo e i temi comuni vengono scritti sul cartellone.

E’ possibile chiedere ai partecipanti di fare questo lavoro durante la settimana e di iniziare poi con la presentazione, oppure potrà essere richiesto loro di completarlo. Ogni aggiunta dovrà essere presentata al gruppo. I fogli completati sono archiviati nelle cartelline personali.


Note ai facilitatori

  • parte del lavoro può essere svolto come compito da effettuare durante la settimana

  • se si inserisce un lavoro da effettuare durante la settimana, i facilitatori dovrebbero assicurarsi che questo sia rivisto all’inizio della sessione successiva 

  • Questo esercizio può condurre a sperimentare forti emozioni negative (es. vergogna e perdita). È difficile a volte per i partecipanti riconoscere il numero di persone che sono state influenzate dalla sua offesa. I facilitatori dovrebbero assicurarsi che i membri siano in grado di contenere e gestire queste emozioni, considerando la possibilità di un lavoro di supporto successivo al gruppo.

  • Alcuni partecipanti potrebbero trovare difficile uscire dal proprio ruolo di vittima e sarà necessario ricordare che occorre spostare l’attenzione da sé agli altri.

 I facilitatori dovrebbero assicurarsi che i partecipanti finiscano l’esercizio con la consapevolezza che tutto il lavoro è finalizzato alla riduzione del rischio di recidiva, ma anche a ridurre il danno futuro per gli altri.

Offesa e relazioni sociali (SCULTURE) 


Questo esercizio costituisce una variazione sull’esercizio precedente.  Può essere usato per rinforzare sequenzialmente l’informazione e per promuovere ulteriormente la consapevolezza emotiva. 


Obiettivo principale

Consentire ai partecipanti di raggiungere una comprensione emotiva e cognitiva degli effetti ad ampio raggio della loro offesa. 

Consentire ai partecipanti di riconoscere le conseguenze a lungo termine dell’offesa. 


Tempo richiesto

Fino a 75 minuti per ogni componente il gruppo. 


Materiali

  • Spazio affinché i partecipanti si muovano in cerchio 

  • Lucidi/pennarelli 


Metodo

Uno dei facilitatori propone l’esercizio illustrando l’esempio della pietra lanciata nello stagno e dei cerchi concentrici prodotti da questa. Ciò permette ai partecipanti di focalizzare l’attenzione sulle conseguenze di un evento, e su come ciò diffondendosi, influenzi altre persone. Si ricorda ai partecipanti che il loro comportamento ha delle conseguenze per le persone che gli si sono vicine.  

Ad uno dei partecipanti viene chiesto di stare al centro della stanza e di elencare le persone più vicine a lui (es. famiglia, amici e colleghi). Ciò viene riprodotto all’interno del diagramma di rete, su un cartellone, da parte di uno dei facilitatori. Gli altri componenti del gruppo sono chiamati a rappresentare queste persone, collocandosi nello spazio, intorno alla persona che è al centro, più o meno vicino in modo da rappresentare la vicinanza all’interno della relazione. Il gruppo discute quali posizioni, atteggiamenti o espressioni potrebbero migliorare la rappresentazione della natura della relazione tra quella persona e l’aggressore sessuale.

Si chiede ai componenti del gruppo che rappresentano gli altri significativi di esplicitare cosa pensano e come si sentono, nel momento in cui sono venuti a conoscenza dell’offesa (es. “Pensavo a ciò che ho fatto di sbagliato”… perché non può dirmi come si sente… pensavo a ciò che avrebbero detto i vicini se avessero visto arrivare la macchina della polizia” e “mi sono  vergognato, arrabbiato, sentito in colpa, deluso, spaventato, etc”). Tutto ciò è registrato su un cartellone. Si chiede ai partecipanti di rappresentare, in silenzio, solo attraverso la mimica facciale e la postura del corpo gli stati d’animo sopra esplicitati. Si chiede all’individuo in questione di rispondere descrivendo le proprie emozioni, circa ciò che ha sentito e il modo in cui si è sentito ad essere il centro della scultura. 


Tutti i membri del gruppo abbandonano il loro ruolo nelle sculture e gli si chiede di riappropriarsi del proprio nome e di verbalizzare che non sono le persone che hanno appena rappresentato. Il gruppo discute il significato dell’esercizio e ciò che ha imparato.

Domande della vittima   

Obiettivo principale

Promuovere la comprensione dei partecipanti circa l’impatto dell’abuso sessuale sulle loro vittime. 


Ulteriori obiettivi 

  • Consentire ai partecipanti di riconoscere la funzione delle loro distorsioni cognitive nell’evitamento della responsabilità e nella minimizzazione del danno. 
  • Consentire ai partecipanti di incrementare la loro consapevolezza circa i pensieri e le emozioni delle loro vittime. 


Tempo richiesto

75 minuti


Materiali

  • Lista di domande comuni delle vittime (selezionare un massimo di 10 domande). 

  • Cartellone/pennarelli

  • Fogli individuali


Metodo

Uno dei facilitatori del gruppo spiega che le domande che saranno usate nell’esercizio sono domande che spesso sono fatte dalle vittime e sono scelte da una selezione presa da situazioni reali, ossia espressioni di vittime che hanno contattato una linea telefonica di aiuto. Si enfatizza che queste, probabilmente, sono le domande per cui le loro stesse vittime vorrebbero avere delle risposte. 


Il gruppo è diviso in 2 sottogruppi, ognuno con un facilitatore. Uno dei partecipanti ricorda al gruppo il nome della sua vittima, la sua relazione con lui e la sua età. Il facilitatore assegna un ruolo a tutti i partecipanti: aggressore, vittime, osservatori. L’affidare un ruolo è un processo che consente ai presenti di riconoscere che l’individuo sta adottando un altro ruolo, per un breve periodo, e sta parlando “come se” egli fosse quella persona. Questo può essere raggiunto in modi diversi, es. ogni membro fa una breve affermazione del tipo “sto parlando come se fossi Sandro, di 4 anni” oppure “in questo esercizio io sono Anna, ho 16 anni e sono la figliastra di Tommaso”.


Chi interpreta il ruolo di vittima sceglie una della domande dalla lista e la formula a colui che ha assunto il ruolo di aggressore. 

Dopo che l’aggressore avrà dato la sua risposta, il facilitatore del gruppo chiederà a tutti i partecipanti con il ruolo di vittima di discutere i loro pensieri e i loro sentimenti in merito. 

All’interno di ogni piccolo gruppo ogni membro ha la possibilità di fare esperienza sia nel ruolo dell’aggressore, sia in quello della vittima.  Alla fine di ogni segmento (es. quello in cui uno è l’aggressore sessuale e gli altri interpretano il ruolo della vittima) i partecipanti dovrebbero abbandonare il loro ruolo. Questo potrebbe includere affermazioni del tipo “io non sono Sandro, sono Carlo (nome proprio dell’aggressore) ed ho 46 anni” e “io non sono Anna, ma sono Franco” (nome proprio dell’aggressore). 

I membri dovrebbero essere incoraggiati alla sincerità in ogni tipo di ruolo assunto. Alla fine dell’esercizio potrebbe essere utile un abbandono totale del ruolo. Es. si potrebbero coinvolgere i partecipanti a stare in piedi, ignorare il ruolo, e rassicurarli che saranno seduti su un’altra sedia. 

Lettera di scuse 


Obiettivo principale

Consentire ai partecipanti di dimostrare l’accettazione della responsabilità relativamente alle offese compiute. 


Ulteriori obiettivi 

  • Consentire ai partecipanti di ricevere dei feedback circa le distorsioni cognitive in corso ed imparare a sviluppare pensieri adeguati nei confronti delle vittime. 
  • Consentire ai partecipanti di esprimere la comprensione della prospettiva delle loro vittime. 


Tempo richiesto  

Due ore (la prima parte del lavoro potrebbe essere data come compito). 


Materiali

  • Cartellone

  • Le fotocopie del lavoro sui lucidi devono essere consegnate e riposte nelle cartelline.


Metodo

I membri del gruppo dovranno scrivere, su un foglio una lettera destinata alla loro vittima basata su ciò che essi vorrebbero dire, se ne avessero l’opportunità. Si ricorda che questo è solo un esercizio di gruppo e le lettere non verranno mai effettivamente spedite. Una volta svolto il compito ogni partecipante leggerà a turno la sua lettera al gruppo. 


Si chiede all’aggressore di pensare alle reazioni della vittima di fronte alla lettera. Si chiede agli altri componenti del gruppo di riferire come si sarebbero sentiti se fossero stati una vittima e avessero ricevuto quella lettera. Il gruppo nella discussione propone suggerimenti, aggiunte e/o omissioni che se condivise saranno trascritte sul cartellone. Si chiede ad ogni partecipante di rivedere la propria lettera come compito a casa, basandosi sui feedback ricevuti in gruppo, e di riscrivere la versione definitiva. 


Note per i facilitatori

  • I partecipanti dovrebbero esprimere nella lettera il riconoscimento della sofferenza della vittima ed una piena accettazione della propria responsabilità. Alcune lettere di “scuse” fanno solo un riferimento superficiale alla vittima pur riconoscendo le proprie responsabilità. In alcuni casi, il riferirsi a dettagli specifici dell’offesa deve essere considerato come una “ri-vittimizzazione”.

  • La presenza di pensieri cognitivi distorti all’interno della lettera saranno oggetto di discussione e di rimessa in crisi da parte degli altri membri del gruppo, ma costituiscono un ottimo indicatore sul grado di progresso raggiunto. 

VIDEO 1


Obiettivo principale 

Far comprendere ai partecipanti il grado di pianificazione dei propri comportamenti osservandoli in coloro che hanno commesso reati simili.


Ulteriori obiettivi

  • Gli input forniti dai protagonisti promuove la consapevolezza del danno arrecato.

  • Favorire lo scambio in gruppo di stati emotivi generati da differenti situazioni.


Tempo richiesto

75 minuti (alcuni brani variano in lunghezza)


Materiali 

  • Lista di materiali video  

  • TV/Proiettore


Metodo

I facilitatori del gruppo selezionano un video di particolare rilevanza rispetto ai bisogni di apprendimento dei partecipanti del gruppo. I membri guardano il video e poi intraprendono una discussione intorno ad una serie di problemi. Questi possono includere: il riconoscimento degli stati emotivi e cognitivi che supportano l’azione commessa da altri, l’individuazione delle distorsioni cognitive elaborate e la pianificazione delle azioni. I membri dovrebbero discutere una serie di stati cognitive, emotivi e comportamentali che hanno supportato l’azione e prendere maggiore consapevolezza dell’iter delle proprie azioni.


I facilitatori elencano i temi chiave su un cartellone.  


Note per i facilitatori 

  • Questo esercizio è utile per far in modo che i partecipanti prendano consapevolezza delle loro azioni e sollecitarli a confrontarsi sui loro stessi comportamenti. 

  • L’esercizio può essere ad alto impatto emotivo. Potrebbe essere utile l’inserimento di esercizi che consentano ai partecipanti di assumere informazioni e contenere l’esperienza emotiva. Occorre prestare particolare attenzione a quei partecipanti che hanno rivelato una storia personale di abuso.

  • Durante il programma, i facilitatori dovrebbero assicurarsi che i componenti del gruppo abbiano visto uno spezzone di un video correlato al loro tipo di offesa. Comunque, si dovrebbero enfatizzare durante la discussione i luoghi comuni (abuso di potere, controllo) per evitare che i partecipanti si distanzino dalle specifiche offese descritte.  

  • Lo staff deve assicurarsi che ogni componente del gruppo fornisca un suo contributo e si esprima rispetto al video.

  • I facilitatori dovrebbero assicurarsi di avere una buona familiarità con tutto il materiale prima che venga mostrato al gruppo.

MATERIALI VIDEO USATI PER SVILUPPARE LE CAPACITÀ DI EMPATIA PER LA VITTIMA


  1.  “Venuto al mondo” (stupro/contesto di guerra)

  2.  “Irreversibile”  (stupro/contesto a rischio)

  3.  “La bestia nel cuore” (abuso infantile intra-familiare)

  4. “Maleducation “ (abusi infantili nel clero)

  5. “Il Segreto di Castle Hill (parte 1, circa 30 minuti) 
    l’abuso organizzato di ragazzi in un setting residenziale da parte del preside, nel corso di un lungo periodo di tempo.
    - Chiara descrizione della preparazione e delle diverse forme di coercizione.
    - Descrizione dettagliata degli effetti degli abusi sulle vittime.

  6. “Le cose positive possono ancora succedere” (circa 30 minuti) 
    - film animati che rappresentano ragazzi e ragazze che discutono gli effetti dell’abuso.
    - Intenzione di evocare risposte emotive (i membri spesso descrivono questo come potente e memorabile).
    - Messaggi molto chiari circa gli effetti dell’abuso.

  7. “Un crimine di violenza” (primi 20 minuti) 
    - gli adulti sopravvissuti (maschi e femmine) descrivono le loro esperienze sessualmente abusanti da bambini.
    - Chiari messaggi circa l’abuso di potere nelle offese di incesto.
    - Si evidenziano le somiglianze tra abusi sessuali di bambini e stupro.
    - Si enfatizzano gli effetti a lungo termine dell’abuso.

  8. “Rompere il silenzio”

  9. “La storia di Angela (Barnados Mosaic video, circa 30 minuti)
    - La madre di una vittima racconta gli effetti della rivelazione sulla vittima e sulla famiglia
    - Descrizione del trauma della vittima, esasperata dal processo

VIDEO 2


Obiettivo principale 

Far comprendere ai partecipanti il grado e la gravità delle conseguenze del loro abuso sessuale. 


Ulteriori obiettivi

  • Gli input forniti dalle vittime reali consentono di evitare la generalizzazione e la strumentalizzazione delle esperienze vissute dalle vittime. 

  • I partecipanti hanno la possibilità di considerare un ampio range di prospettive della vittima (età, genere, condizione sociale e intellettiva, grado di dolore) favorendo le abilità empatiche. 

  • Consentire ai partecipanti di raggiungere una comprensione delle difficoltà espresse dalla vittima. 


Tempo richiesto

75 minuti (alcuni brani variano in lunghezza)


Materiali 

  • Lista di materiali video  

  • TV/Proiettore

  • Fogli/pennarelli

  • Cartellone


Metodo

I facilitatori del gruppo selezionano un video di particolare rilevanza rispetto ai bisogni di apprendimento dei partecipanti del gruppo. I membri guardano il video e poi intraprendono una discussione intorno ad una serie di problemi. Questi possono includere: effetti a breve e lungo termine dell’abuso, perché è stato così difficile per le vittime parlare, perché le vittime spesso si sentono in colpa rispetto all’essere stati abusati, perché alcune vittime nutrono sentimenti confusi nei confronti dei loro abusanti. I membri dovrebbero discutere una serie di conseguenze cognitive, emotive e comportamentali che potrebbero influenzare diversi aspetti della vita della vittima, inclusa la scuola, il lavoro, la visione di se stessi, le relazioni con amici, genitori, partner, colleghi ed eventuali altri componenti della famiglia, la salute mentale, la capacità di fare i genitori con i propri figli.


I facilitatori elencano i temi chiave su un cartellone.  


Note per i facilitatori 

  • Questo esercizio è utile per far in modo che i partecipanti prendano consapevolezza del punto di vista della vittima, senza per il momento, costringerli a confrontarsi i loro stessi comportamenti. 

  • L’esercizio può essere ad alto impatto emotivo. Potrebbero essere utili l’inserimento di esercizi che consentano ai partecipanti di assumere informazioni e contenere l’esperienza emotiva. Occorre prestare particolare attenzione a quei partecipanti che hanno rivelato una storia personale di abuso.

  • Durante il programma, i facilitatori dovrebbero assicurarsi che i componenti del gruppo abbiano visto uno spezzone di un video correlato al loro tipo di offesa. Comunque, si dovrebbero enfatizzare durante la discussione i luoghi comuni (abuso di potere, controllo) per evitare che i partecipanti si distanzino dalle specifiche offese descritte.  

  • Lo staff deve assicurarsi che ogni componente del gruppo fornisca un suo contributo e si esprima rispetto al video.

  • I facilitatori dovrebbero assicurarsi di avere una buona familiarità con tutto il materiale prima che venga mostrato al gruppo.

Cosa rappresenta quella immagine?


Obiettivo principale

Valutare il peso del “potere” nelle relazioni e le conseguenze di questo sulle vittime.


Ulteriori obiettivi 

  • Sostenere i partecipanti sia nello sviluppo della consapevolezza emotiva che cognitiva relativamente all’impatto dell’abuso.

  • Incoraggiare i partecipanti a riconoscere i diversi aspetti che hanno caratterizzato i comportamenti passati e che possono essere visti come abusanti. 

  • Stimolare la consapevolezza di diversi tipi di “forza” o coercizione che essi possono aver usato nella loro offesa. 


Tempo richiesto  

75 minuti 


Materiali 

  • Fogli con le domande delle vittime (es. perché mi hai scelto? Non volevo che mi facessi questo, non volevo venire con te, dovrei fidarmi di te?), selezionate dall’elenco delle domande delle vittime oppure create personalmente dagli aggressori, durante le attività. 


Metodo   

Uno dei facilitatori spiega al gruppo che è spesso difficile capire che le vittime possano essere convinte dagli aggressori a fare cose che non vogliono, senza manifestare opposizioni. Questo esercizio esplora gli elementi di diverso potere che consentono la persuasione della vittima. 


Si selezionano due partecipanti e si siedono l’uno di fronte all’altro. Uno (es. Giovanni) assume il ruolo della sua stessa vittima (es. Susanna) e l’altro partecipante assume il ruolo dell’aggressore (es. Giovanni stesso). La “vittima” seleziona una domanda dall’elenco e la legge all’”aggressore”, il quale deve rispondere. 


Si chiede ai componenti del gruppo di esprimere il loro punto di vista circa le difficoltà della vittima a formulare tale domanda nel contesto relazionale (vittima/aggressore). La discussione evidenzia i diversi poteri tra i due. L’interazione sarà ripetuta sulla base dei suggerimenti che saranno forniti dagli osservatori  sui diversi modi di rappresentazione delle differenze di potere (es. la “vittima” potrebbe  rimanere seduta mentre l’”aggressore” è in piedi). 


Si chiede al gruppo di individuare altre differenze di potere tra le vittime e gli aggressori (es. età, genere, status, altezza, peso, salute, autorità, posizione in giudizio, intelligenza, esperienze, possedere oggetti accattivanti quali caramelle, video games,…). Questi sono scritti su un cartellone. L’interazione viene ripetuta con gli osservatori che suggeriscono come rappresentare, estremizzandole, queste differenze di potere (es. l’”aggressore” si mette su un tavolo mentre la “vittima” sta sul pavimento). 


La “vittima” descrive come si è sentita durante l’interazione (si è sentita libera di andarsene, di dire no, di cosa aveva paura). I due partecipanti, al termine della rappresentazione, abbandonano questi ruoli. 


L’esercizio è ripetuto con altri nei ruoli principali. Si possono illustrare le differenze di potere nei loro casi specifici. 


Infine, i partecipanti abbandonano completamente il ruolo e il gruppo intero discute la difficoltà per le vittime di far fronte a tale differenza di potere. 


Note per i facilitatori 

  • I facilitatori dovrebbero assicurarsi che la stanza e l’arredamento siano adatte allo scopo e che ogni limite fisico dei partecipanti sia preso in considerazione. 

  • I facilitatori devono essere accorti nell’assegnazione dei ruoli ed assicurarsi che l’esercizio non diventi umiliante o eccessivamente scomodo dal punto di vista emotivo per coloro che assumono il ruolo della “vittima”, particolarmente durante la sezione delle sculture, per evitare la difensiva e un ritrarsi nel diniego e/o nel biasimare la vittima. 

  • Questo è un esercizio particolarmente utile da usare nei casi in cui le differenze di potere non siano ancora immediate per l’aggressore (es. nei casi in cui l’aggressore potrebbe sembrare in qualche modo fisicamente inadeguato e la vittima sia un adolescente apparentemente robusto). È da notare che l’altezza fisica è solo una delle tante espressioni di potere.

  • Durante le sezioni della scultura bisogna fare attenzione a come fisicamente possono essere rappresentate le varie forme di potere, come le posizioni e la vicinanza tra gli attori, per minimizzare lo stress non necessario. 

SCHEMA ROLE-PLAY

  • Spiegare l’esercizio al gruppo

  • Dire che si chiederà a un componente del gruppo (es. Giovanni) di rappresentare la sua vittima (es. Susanna) mentre un altro partecipante,da lui scelto, interpreterà il suo ruolo di aggressore. 

  • Mettere due sedie in una posizione frontale e separata dal gruppo (es. su un palco) 

  • Una è la sedia in cui Giovanni si siede mentre interpreta il ruolo di Susanna.

  • L’altra è la sedia in cui l’atro attore si siede per interpretare il ruolo di Giovanni.

  • Chiedere a Giovanni di scegliere l’altro membro del gruppo (es.Tony) per rappresentare se stesso.

  • Dare a Giovanni il ruolo di vittima e farlo sedere sulla sedia di Susanna.

  • Dare a Tony il ruolo di aggressore e farlo sedere sulla sedia di Giovanni.

  • Far sedere Giovanni e Susanna ai poli opposti controllando costantemente che stiano assumendo il loro ruolo (con particolare attenzione al linguaggio del corpo di Susanna)- negoziare una vicinanza adeguata. 

  • Dare a Susanna la domanda che ha scelto di fare.

  • “Susanna” dice… “Giovanni” risponde 

  • Chiedere a “Susanna” di riflettere sulla risposta (non a lungo - non è questo il focus principale dell’esercizio).

  • Esplorare con “Susanna” quanto sia stato difficile fare la domanda e perché - a questo punto si potrebbe chiedere al gruppo di commentare.

  • Ripetere l’interazione riflettendo sul potere differenziale tra “Susanna” e “Giovanni”.

  • Far ritornare a posto Tony e Giovanni (senza abbandonare ancora il ruolo).

  • Discutere con il gruppo i vari aspetti del potere che potrebbero essere evidenti in quella interazione e il facilitatore li scriverà su un lucido. 

  • Far tornare Giovanni a sedersi al posto di “Susanna” e Tony a quello di “Giovanni”. 

  • Ricreare l’interazione rappresentando fisicamente il “vero” potere differenziale “es. uno sta in piedi su una sedia, l’altro seduto).

  • Procedere con l’interazione.

  • Far abbandonare il ruolo agli attori

  • Scambio all’interno del gruppo sul significato dell’esercizio e su quanto appreso.

FUNZIONAMENTO SOCIALE GESTIONE DELLO STILE DI VITA


Razionale

La ricerca ha messo in evidenza come i deficit nella capacità di gestire gli stati emozionali, sia positivi sia negativi, la difficoltà nel rappresentarsi strategie di soluzione dei problemi, la scarsa competenza sociale, uniti ai domini già descritti in precedenza, siano comuni tra gli aggressori sessuali ed abbiano un ruolo rilevante nell’accrescere il rischio di recidiva (Fisher and Beech, 1998). Inoltre è importante riconoscere che la recidiva potrebbe essere innescata anche da un evento o da una problematica non-sessuale, ma che rappresenta per quell’aggressore un particolare fattore di disagio. (Cortoni 1998). 

Tali deficitarietà hanno un impatto significativo sulle convinzioni di un aggressore sessuale tanto da condizionare lo sviluppo e il mantenimento delle cognizioni distorte, nonché il rinforzo dello stile di eccitamento sessuale deviante. Oltre all’utilizzo del lavoro personale ed agli esercizi tematici, il programma prevede l’apprendimento di strategie per accrescere le capacità interpersonali e le abilità di auto-controllo dei membri del gruppo. Tutto ciò avviene attraverso il confronto all’interno del gruppo e l’utilizzo di esercizi specifici.

Gli esercizi inclusi in questa sezione hanno l'obiettivo di educare gli aggressori all’utilizzo di efficaci strategie di coping e di renderli capaci di metterle in atto. La selezione di particolari esercizi sarà basata su quanto emerso dall’assessment personale e dai bisogni che sono emersi nel lavoro di gruppo. Comunque, il programma prevede per tutti i partecipanti esercizi relativi alle strategie di problem-solving, sulla gestione degli stati dell'umore e sulle relazioni interpersonali.

È estremamente importante che i partecipanti abbiano un tempo sufficiente per mettere in pratica le capacità, sia durante il lavoro di gruppo sia con l’utilizzo di "compiti" per facilitare la sperimentazione delle abilità nelle situazioni "reali" fuori dal gruppo. Il compito è maggiormente usato in questa sessione tematica per accrescere l'opportunità per i partecipanti di mettere in pratica le capacità acquisite. Durante la pianificazione pre-gruppo del lavoro, lo staff deve valutare la ripartizione del tempo delle sessioni in modo da garantire, di volta in volta, per vedere e discutere, in modo esauriente, ogni serie di compiti assegnati. Lo staff deve garantire che i partecipanti siano in grado di dimostrare le loro accresciute capacità così come di parlarne durante le sessioni. Come per le esercitazioni precedenti, la durata degli esercizi è solo stimata, ma lo staff potrebbe aver bisogno di aumentare il tempo per ogni esercizio o ripartire il tempo per trattare un’area su molte sessioni di gruppo, in base al profilo di bisogni dei partecipanti ed in base al punto in cui si ritiene che gli obiettivi a cui il trattamento mira siano stati raggiunti. È utile ridistribuire il tempo periodicamente, durante l'intero programma, per verificare che le capacità di coping siano state progressivamente raggiunte.


Lista di esercizi  

  • Problem-solving

  • Risolvere i problemi

  • Mappe di vita 1

  • Mappe di vita 2


Note per i facilitatori

  • I facilitatori dovrebbero incoraggiare i partecipanti a rispondere in termini specifici piuttosto che attraverso generalizzazioni. I partecipanti dovrebbero essere incoraggiati ad immaginare ed esperire stati emozionali, così come pensieri.

  • I membri del gruppo con disagi fisici potrebbero avere dei problemi rispetto agli esercizi attivi, non solo a causa delle difficoltà pratiche di intraprendere il ruolo ma dell’imbarazzo che ne potrebbe derivare (e dei possibili effetti sull’autostima). Occorre valutare il fatto che alcuni partecipanti potrebbero interagire anche attraverso il contatto fisico e pertanto occorre che i facilitatori valutino a priori questa possibilità in modo da definire alcune regole dell’interazione. 

  • I facilitatori potrebbero aver bisogno di alterare il format dell’esercizio in base al numero dei partecipanti ed alla necessità di assegnare il ruolo di osservatore ad alcuni di essi. In presenza di situazioni particolarmente ansiogene, i facilitatori potrebbero  limitare i feedback diretti, per consentire a coloro che presentano maggior ansia di poter prendere parte alla discussione. 

  • È utile considerare la possibilità di un supporto individuale al di fuori della sessione di gruppo. 

Problem-solving   

Obiettivo Principale

Consentire ai componenti del gruppo di acquisire una modalità che li aiuti a gestire i problemi più efficacemente.


Ulteriori obiettivi  

Permettere ai partecipanti di comprendere il modello di  problem-solving e come potrebbero usarlo. 


Tempo richiesto

75 minuti


Materiali

  • Cartellone

  • Carta/ penne per il lavoro individuale

  • Fogli con il modello di Problem-solving per ogni membro 


Metodo

Uno dei facilitatori del gruppo chiede ai membri di scrivere un esempio di un problema della vita quotidiana che hanno affrontato e gestito relativamente bene e un altro esempio in cui non hanno risolto il problema efficacemente. Questi vengono riportati al gruppo e il facilitatore riassume sul cartellone gli aspetti comuni delle strategie di coping efficaci (per es. ho riflettuto bene prima di agire, sono rimasto calmo, ho soppesato le differenti possibilità) e il coping non efficace (per es. ho perso la calma, ho evitato di affrontare il problema, mi sono buttato senza pensare ecc.).


Il facilitatore mette in evidenza che le soluzioni più efficaci sono quelle che permettono di scegliere tra le varie opzioni quelle più adatte a risolvere il problema. Il facilitatore indica su un cartellone l’intestazione: "identificare il problema" e chiede al gruppo cosa significa. La discussione dovrebbe mettere in luce che questo significa avere una definizione chiara e non vaga, del problema. Il secondo punto dovrà identificare "Quali sono le possibili soluzioni?" e il gruppo discute di quale sia il significato di ciò (pensare a tutte le soluzioni possibili, identificare altrettanti differenti modi di risolvere il problema). Il lavoro continua nell’individuare "Qual è l'opzione migliore?" (pensare alle conseguenze positive e negative di ogni scelta, valutando ogni alternativa e scegliendo la soluzione migliore) e "Qual è il mio piano?" (fare un piano dettagliato di azione su come portare a termine la soluzione).

Ai partecipanti del gruppo viene chiesto di suggerire altri problemi comuni, della quotidianità e i membri lavorano per finire il modello insieme. Gli esempi potrebbero includere protestare per qualcosa, riparare qualcosa di rotto, affrontare emozioni negative, risolvere un problema. Ai partecipanti viene fornita una copia del modello da tenere nelle loro cartelline personali.


Note ai facilitatori:

  • Ai partecipanti dovrebbe essere ricordato che non è sempre possibile risolvere i problemi esattamente come ci piacerebbe (per es. quando altre persone hanno la responsabilità di prendere decisioni su di noi, oppure quando altre persone non vogliono negoziare).

  • I partecipanti dovrebbero essere incoraggiati a concentrarsi sulla miglior soluzione per risolvere gli aspetti del problema sui quali possono agire direttamente.

Risolvere i miei problemi   

Obiettivo principale

Consentire ai partecipanti di mettere in atto l'applicazione delle capacità di problem solving. 


Ulteriori obiettivi

  • I partecipanti possono sperimentarsi in un ambiente non-minaccioso ed incrementare la consapevolezza attraverso l’analisi del proprio comportamento 

  • L'autostima viene accresciuta.

Tempo richiesto

1 - 2 sessioni (più tempo successivo di verifica - vedi le note ai Facilitatori)


Materiali

  • cartellone/ penne

  • Carta/ penne per il lavoro individuale 

  • Fogli di lavoro del Problem-solving per ogni membro


Metodo

Un facilitatore comunica che inizieranno ad esercitarsi applicando l'approccio di problem solving ai loro problemi. Ai partecipanti verrà chiesto di pensare a un loro problema attuale o ad uno che hanno incontrato recentemente. Usando il foglio di lavoro i partecipanti lavorano individualmente sul problema per 15-20 minuti. A questo punto lo presentano al resto del gruppo per il commento e i suggerimenti.


Alla fine dell'esercizio, come compito, i partecipanti vengono istruiti a usare questo approccio per far fronte ad un problema qualunque che si presenterà durante la settimana successiva. Sarà comunicato che verrà chiesto loro un feed-back rispetto a questo dopo l'esercizio introduttivo nel giorno successivo del gruppo. 


Note ai facilitatori

  • Parte del lavoro può essere svolto come compito da effettuare durante la settimana

  • I partecipanti dovrebbero essere incoraggiati a usare esempi in cui sia possibile una soluzione realistica, cioè dove l'esito possa essere determinato dal loro comportamento.

  • I facilitatori devono assicurarsi un tempo adeguato per la presentazione del compito e il feedback rispetto a questo, durante il successivo giorno del gruppo. Questo compito potrebbe essere dato di nuovo a intervalli durante il programma per verificare le capacità di sviluppo. Tali valutazioni saranno oggetto di discussione nel gruppo della supervisione.

Mappe di vita 1   


Obiettivo principale

Consentire ai partecipanti di identificare i modelli relativi a pensieri, sentimenti e comportamenti ricorrenti e collegati ai fattori di rischio dinamici. 


Ulteriori obiettivi


  • Permettere ai partecipanti di identificare come le loro esperienze e scelte passate abbiano influenzato la loro vita.
  • Consentire ai partecipanti di individuare quali scelte future potrebbero migliorare le loro vite e favorire lo sviluppo delle loro capacità. 


Tempo richiesto


 1 - 2 sessioni (o meno se la preparazione viene richiesta come compito)


Materiali

  • Fogli (1 foglio per ogni membro)
  • Penne


Metodo

Uno dei facilitatori spiega che la nostra situazione attuale è influenzata da ciò che ci è successo in passato, le decisioni che abbiamo preso e le strategie di coping che abbiamo appreso. Si dà particolare rilievo al fatto che il nostro futuro dipende dalle nostre reazioni e dai nostri comportamenti attuali. 


Il facilitatore disegna una linea sul cartellone, che rappresenta il percorso di vita di un ipotetico aggressore sessuale. Al gruppo viene chiesto di individuare quali eventi significativi (positivi o negativi) abbiano caratterizzato la sua vita per condurlo alla situazione attuale. Il gruppo discute su pensieri, emozioni e comportamenti associati a questi eventi. Questi vengono scritti sulla mappa. 


Ognuno dei partecipanti dovrà riprodurre su un foglio la mappa della propria vita (circa 30 minuti).  Ogni partecipante successivamente presenterà la sua mappa di vita agli altri per una breve discussione (lasciare un lasso di tempo uguale per ogni partecipante). 


Note ai facilitatori

  • I partecipanti possono aver bisogno di supporto e incoraggiamento rispetto agli eventi da includere.
  • Si comunica ai partecipanti che ci potrebbero essere esperienze della loro vita molto difficili da discutere in gruppo (per es. la propria vittimizzazione) e che non saranno costretti a farlo. Potrebbero mettere un segno per indicare che è successo qualcosa di significativo ma senza entrare nei dettagli (tali questioni potrebbero essere indirizzate al lavoro individuale). 
  • Alcuni partecipanti potrebbero essere facilitati in questo esercizio, in quanto potrebbero avere già discusso alcuni problemi all’interno di un contesto di supporto individuale. 

Mappe di vita 2   


Obiettivo principale

Consentire ai partecipanti del gruppo di identificare le capacità di coping che avranno imparato/rafforzato per ridurre il rischio futuro.


Ulteriori obiettivi 

  • Permettere ai partecipanti di identificare come le loro scelte passate abbiano influenzato le loro vite.
  • Consentire ai partecipanti di identificare quali scelte future piacerebbe loro fare per migliorare le loro vite. 
  • Permettere ai partecipanti di identificare i vantaggi personali nell’evitare la recidiva. 


Tempo richiesto

75 minuti (meno se incluso come parte del compito)


Materiali

  • Modello della mappa di vita originale dell’ipotetico aggressore sessuale
  • Un foglio per ogni membro 
  • Penne


Metodo

Uno dei facilitatori mostra ai partecipanti la mappa di vita dell’ipotetico aggressore sessuale, rappresentandola su una lavagna a fogli mobili e poi viene chiesto al gruppo di discutere cosa accadrebbe nel caso di una recidiva. A questo punto si traccia una ramificazione della linea in due direzioni. L’intestazione ‘recidiva’ viene scritta su un ramo e al gruppo viene chiesto di identificarne le conseguenze. 


Queste vengono scritte in una lista. L'altro ramo è etichettato ‘controllo’ e il gruppo identifica le conseguenze positive per l'offender in questo caso. Anche queste vengono scritte. 


I partecipanti allora ripetono questo esercizio utilizzando la propria mappa di vita originale. Viene loro chiesto di considerare quali situazioni potrebbero presentarsi in futuro in cui loro potrebbero scegliere quale strada intraprendere. Queste vengono presentate al gruppo per commenti e suggerimenti. 


Note ai facilitatori

  • Tutti i partecipanti del gruppo dovrebbero essere incoraggiati a prendere parte alla discussione sull’aggressore ‘ipotetico’ per garantire che tutti capiscano il compito e i concetti coinvolti. 
  • Nella discussione, i partecipanti dovrebbero essere incoraggiati a fornire esempi più dettagliati e specifici di possibili situazioni future ad alto rischio.

CHIUSURA DI OGNI BLOCCO 


Razionale

Nell’ultimo giorno di ogni blocco la sessione finale pomeridiana può essere usata per rivalutare il livello di rischio di recidiva, concordare l’eventuale necessità di ripetere il blocco, oppure, qualora il livello di recidiva sia “basso”  proporre il passaggio al gruppo “Prevenzione della recidiva”.

I partecipanti si focalizzano sui messaggi chiave che hanno appreso durante il blocco e si intraprende una discussione sul lavoro individuale che deve essere completato nel periodo di tempo che intercorre fino all’inizio del blocco successivo, con l’assistenza dello staff. 


Come per ogni fine giornata di trattamento, anche per l’ultimo incontro del gruppo occorre prevedere modalità di verifica di quanto elaborato ed appreso negli incontri precedenti  e di chiusura del blocco di trattamento.


È importante per ogni partecipante verificare il cambiamento avvenuto e definire i prossimi obiettivi di lavoro in modo da dare continuità al lavoro svolto


La sessione finale solitamente è bene che termini con esercizi positivi, che aiutano i partecipanti a lasciarsi con un senso di successo e di sentimenti positivi su se stessi. 



In questa parte del manuale vengono indicati alcuni esercizi di chiusura del blocco che i facilitatori potranno scegliere tenendo conto delle caratteristiche del gruppo


Lista di esercizi  

  • Cosa è cambiato

  • Valutazione del rischio 3

  • Valutazione degli obiettivi realizzati

  • Punti di forza ed aspetti positivi

  • Punti di forza esercizio della montagna

“Cos’è cambiato”


Obiettivo principale

  • Consentire ai partecipanti di identificare i cambiamenti avvenuti nei loro pensieri, emozioni e comportamenti associati alla riduzione del rischio;

  • Ricevere dei feedback su specifiche aree del lavoro futuro

  • Rinforzare i cambiamenti positivi già avvenuti. 


Ulteriori obiettivi

  • Rinforzare l’idea che adeguate strategie di coping possano ridurre il rischio.

  • Identificare particolari strategie di coping e metodi che sono percepiti come efficaci.


Tempo richiesto

  • 30 minuti lavoro individuale

  • 30 minuti per ogni componente per presentare il lavoro, discussione di gruppo 


Materiali

  • Foglio catena decisionale iniziale di ogni partecipante 

  • Penne

  • Cartelline individuali contenenti il lavoro precedente

  • Cartellone


Metodo

  • Si dà ad ogni membro un foglio e rivedendo la propria catena decisionale relativa al reato si chiede di indicare, basandosi sulla loro attuale situazione e funzionamento, quali cambiamenti sono stati fatti rispetto al ciclo originale.

  • Ogni partecipante, a turno, guidato dal facilitatore, rivede brevemente il suo ciclo originale. Successivamente produce una nuova catena decisionale e spiega nel dettaglio quali cambiamenti ha fatto (es. capacità e strategie di coping apprese e adottate, con esempi che li descrivano) e come gli eventi differiscano da quelli presenti nel momento dell’offesa. Gli altri membri e lo staff fanno delle domande, ricercando l’evidenza del cambiamento. Lo staff dovrebbe guidare la discussione  in modo tale da considerare aspetti rilevanti dei fattori di rischio dinamici. Il feedback viene dato in base alle percezioni degli altri circa i confini e i limiti del cambiamento (basati su esperienze nel gruppo e sulle informazioni provenienti da altre fonti qualora sia stato intrapreso un lavoro parallelo).


Note ai facilitatori

  • È importante che i facilitatori diano dei feedback positivi su ogni cambiamento adeguato avvenuto.

  • Nel caso in cui sia evidente la necessità di un lavoro parallelo di approfondimento, questo dovrebbe essere presentato come ulteriore obiettivo di cambiamento da raggiungere, piuttosto che come un’indicazione di fallimento. 

  • Questo esercizio fornisce un’opportunità per lo sviluppo di capacità, rispettando il modo in cui i partecipanti esprimono i loro feedback e i facilitatori dovrebbero essere preparati a ridefinire delle interazioni appropriate e fornire un feedback.

  • Questo esercizio fornisce l’occasione per lo staff, durante il debrief successivo al gruppo, di considerare come intraprendere il lavoro parallelo e da parte di chi. 

VALUTAZIONE DEL RISCHIO 3 

Obiettivo principale

Rivalutare la consapevolezza individuale del rischio 


Ulteriori obiettivi

  • Valutare il livello di maturazione e consapevolezza raggiunto attraverso il lavoro svolto nell’intero blocco

  • Identificare le aree di ulteriore lavoro richiesto dai partecipanti

  • Incoraggiare l’auto-monitoraggio dei livelli di rischio e una comprensione del fatto che un confronto efficace può ridurre il rischio

  • Far si che ogni partecipante sia consapevole attraverso i feedback dei suoi compagni delle loro prospettive e del loro livello di rischio 

  • Sviluppare e praticare le capacità di ascolto e assertività, nonché di risposta empatica.


Tempo richiesto

75-90 minuti  


Materiali

  • Cartellone della Valutazione del Rischio 

  • Post-it per ogni individuo (su cui devono scrivere il nome


Metodo 

Ogni partecipante a turno dovrà procedere ad una nuova valutazione del rischio di recidiva andando a posizionare il post-it con il suo nome sul cartellone. Uno dei facilitatori legge i commenti registrati nel primo esercizio. Ogni partecipante deve identificare nel dettaglio le ragioni del suo posizionamento e spiegarle al gruppo.

Si chiede ad ogni partecipante del gruppo se è d’accordo o meno e di esplicitare le  sue motivazioni.

Al termine della discussione si chiede all’individuo di posizionare l’etichetta come dettato dal consenso del gruppo. Si rimanda la possibilità di rivedere la propria posizione ogni qualvolta un partecipante lo ritenga necessario.


Note ai facilitatori

  • I facilitatori dovrebbero creare un’atmosfera di “sfida supportiva” all’interno del gruppo e rinforzare questo comportamento nei partecipanti. Questo potrebbe aiutare i facilitatori ad essere espliciti circa la loro visione di rischio individuale. I partecipanti potrebbero aver bisogno di ricordare che lo scopo del lavoro è quello di aiutare gli individui a valutare il loro rischio in modo realistico ed identificare le aree che devono essere oggetto di ulteriore cambiamento. 

  • Il lavoro potrebbe appesantirsi se uno, o più individui, ha difficoltà a comprendere la prospettiva degli altri, oppure se è eccessivamente difeso circa la propria posizione. Ciò potrebbe richiedere un supporto per ridurre la tensione. 

  • I facilitatori dovrebbero cercare di assicurarsi che gli individui siano in grado di giustificare la loro decisione e che non siano semplicemente influenzati dagli altri e/o dal bisogno di conformarsi a ciò che sentono come positivo, oppure che la scelta sia determinata da deficit di consapevolezza. Attraverso il confronto all’interno del gruppo i partecipanti i possono raggiungere una maggiore consapevolezza del loro livello di rischio e quindi manifestare un “peggioramento” posizionandosi ad un livello apparentemente più alto di rischio, rispetto al primo esercizio. Ciò necessiterà di spiegazione e supporto da parte dei facilitatori.  

  • L’esercizio potrebbe identificare il bisogno di un lavoro ulteriore che lo staff valuterà ed organizzerà, durante il tempo libero, prima dell’inizio dell’incontro successivo.

Alternative all’esercitazione precedente:

  1. Ogni partecipante scrive il proprio nome su un foglio di carta e lo passa alla persona che ha accanto (altri componenti del gruppo, compreso i facilitatori). Ognuno dovrà indicare una caratteristica positiva che hanno visto, o un'abilità che hanno apprezzato sul foglio relativo a quella persona. Al termine del giro, sul proprio foglio, ognuno deve identificare qualcosa che gli piace di sé. Pertanto, ogni partecipante disporrà di un foglio in cui sono indicate caratteristiche positive di sé. Su di un cartellone, ogni partecipante dovrà individuare come queste abilità vengono utilizzate per evitare la recidiva, e le esporrà al gruppo per la discussione.
  2.  A ogni partecipante viene consegnato un biglietto e si richiede di scriverci sopra il proprio nome. Il biglietto viene passato alla persona alla propria destra (o sinistra). Ogni partecipante, pertanto, disporrà di un biglietto con il nome di un altro componente del gruppo. Sul biglietto ognuno deve scrivere un aspetto che ha apprezzato lavorando con quella persona nel gruppo. E’ utile che si evidenzino il più possibile aspetti nuovi e non la ripetizione di ciò che è già stato indicato nei precedenti passaggi. Questo step viene ripetuto finché ai partecipanti non ritorna il proprio biglietto. Intanto ognuno deve individuare e scrivere un obiettivo che hanno ottenuto nel gruppo. Ogni partecipante, poi, legge i commenti e menziona il suo obiettivo. Il gruppo discute come queste qualità possano essere di aiuto in futuro. 


Note ai facilitatori

  • Alcuni partecipanti trovano estremamente difficile identificare qualcosa di positivo in sé stessi. I facilitatori dovrebbero pertanto fornire loro assistenza, aiutandoli nell’iniziare.

  • Dovrebbe essere sottolineato che occorre indicare le qualità o le caratteristiche personali e non commentare semplicemente gli aspetti superficiali (come il modo in cui qualcuno guarda).

  • Ai partecipanti spesso mancano le capacità di fare e ricevere apprezzamenti ed esprimono imbarazzo oppure usano "complimenti ambigui". I facilitatori dovrebbero correggere questo, se necessario, ed enfatizzare perché è importante riconoscere i punti di forza. 

Punti di forza (esercizio della montagna)   

Obiettivo principale

Consentire ai partecipanti di percepire una maggiore forza interiore e solidità


Ulteriori obiettivi

  • Consentire ai partecipanti di allenarsi a percepire sensazioni fisiche positive.

  • Accrescere l'autostima. 

  • Accrescere le capacità di ascolto. 


Tempo richiesto

30 minuti (più il successivo tempo di rassegna)


Materiali

  • nessuno

Metodo

Si chiede ai partecipanti di sedersi in cerchio e di seguire le indicazioni che uno dei facilitatori proporrà a tutto il gruppo. Dopo aver spiegato il significato dell’esercizio, uno dei facilitatori seguirà il protocollo allegato, mentre l’altro sarà attento a registrare eventuali difficoltà dei partecipanti.


Note ai facilitatori

  • I facilitatori dovrebbero enfatizzare che lo scopo dell’esercizio è quello di sperimentare sensazioni positive,

  • I facilitatori devono sincerarsi che l’esercizio possa essere svolto senza interruzioni e nel maggior silenzio possibile, compatibilmente con le caratteristiche dell’ambiente.

Manuale di trattamento
Manuale di trattamento
Per gli autori di reato sessuale
A cura di: Maura Garombo, Antonella Contarino, Fedrik Bordino, Carlo Rosso il Manuale è stato formulato sulla base del Northumbria Programme elaborato da: Gail McGregor, Roger Kennington, Maggie Dodds, Don Grubin del National Probation Service di Newcastle UK. Questo manuale nasce dal desiderio di trasmettere un modello di trattamento per i soggetti che hanno commesso reati sessuali, frutto di un’esperienza attuata dalla Società Italiana di Psicopatologia Sessuale (SISPSe) a partire dal 2009 presso la sezione per autori di reato sessuale della Casa Circondariale di Vercelli. Tale esperienza, iniziata dopo un periodo di formazione presso l’Unità di Medicina Legale della Newcastle University con il Prof. Grubin e con la supervisione del Prof Kafka della Harvard University, ha permesso lo sviluppo di un programma di trattamento di ispirazione cognitivo-comportamentale, che in Inghilterra è attuato da oltre 30 anni.  Il manuale, rivisitato a partire dall’esperienza inglese, è stato formulato sulla base della normativa italiana, si adatta sia al trattamento intramurario, sia territoriale e tiene conto delle caratteristiche del nostro ordinamento giudiziario e penitenziario. Il lavoro ha l’obiettivo di porsi come una guida pratica per i professionisti che si confrontano con “l’impresa” di realizzare un trattamento per soggetti il cui sintomo appartiene alla loro economia di godimento e, pertanto, così difficile da trattare. Il manuale propone un programma strutturato, dettagliato e scandito lungo la giornata di trattamento, basato sui fattori di rischio dinamici che sono alla base del comportamento d’abuso. Per ogni fattore dinamico sono fornite schede di lavoro con indicazioni delle fasi, tempi, materiali, tecniche da utilizzare nel lavoro individuale o di gruppo, nonché note per attenzionare i professionisti circa le criticità che possono insorgere nel lavoro terapeutico.